La votazione della fiducia sul decreto sicurezza alla Camera è prevista per oggi - mercoledì 22 aprile - alle ore 18,00.
Nel governo si lavora incessante mente per mettere a punto una strategia per evitare la decadenza del decreto bandiera del governo e allo stesso tempo evitare che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si rifiuti di firmare la legge contenente la contestata norma sui compensi per gli avvocati in caso di rimpatrio volontario dei migranti.
Una norma, la 31-bis, inserita nel decreto durante l'iter di approvazione al Senato dove il testo è stato licenziato lo scorso 17 aprile, ma "bocciata" nei giorni scorsi dal Quirinale scatenando l'irritazione della maggioranza.
Un pasticcio che Palazzo Chigi non intende ammettere, ma che 'obtorto collo' sta cercando di risolvere.
Intanto il tempo scorre inesorabile. Il decreto deve essere approvato entro il 25 aprile, pena la decadenza.
Tre giorni, 72 ore, per votare la fiducia, approvare il decreto alla Camera, rimandarlo al Senato, in caso di modifiche alla norma, per il terzo via libera; preparare un eventuale decreto ad hoc per annullare la norma contestata; inviare i decreti al Quirinale per la firma del presidente Mattarella.
La domanda, e il timore, è che la soluzione del governo potrebbe non essere sufficiente per convincere il Capo dello Stato a promulgare il decreto.
Ecco cosa sta succedendo davvero in queste ore lungo l'asse Chigi-Montecitorio-Quirinale.
La soluzione del governo per evitare la decadenza del dl Sicurezza è di approvarlo così com'è, senza modifiche all'articolo 31-bis sui rimpatri volontari per evitare l'insidioso terzo passaggio al Senato. Contemporaneamente Palazzo Chigi lavorerà ad un decreto ad hoc contenente le modifiche alla norma sul compenso ai legali che assistono con successo migranti per il rimpatrio volontario.
Una soluzione che consentirebbe di evitare lo scontro frontale con il Quirinale e allo stesso tempo scongiurare la decadenza del decreto che deve essere approvato necessariamente entro sabato 25 aprile.
Tramontata quasi subito l'idea di modificare il decreto con un emendamento, poiché avrebbe reso necessario il ritorno del testo a Palazzo Madama per il terzo via libera che avrebbe rischiato di arrivare fuori tempo massimo.
Una decisione politica oltre che tecnica che è stata accolta dall'opposizione con l'occupazione dei banchi del governo alla Camera, costringendo il presidente a sospendere la seduta.
La linea è stata dettata direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a margine della sua visita al Salone del mobile di Milano.
Il nuovo decreto rimpatri - secondo quanto spiegato dalla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano - sarà contemporaneo al dl Sicurezza, non eliminerà la norma contestata, ma la modificherà seguendo le indicazioni di Quirinale e associazioni degli avvocati.
L'incentivo economico di 615 euro non sarà destinato più solo agli avvocati, ma a chiunque farà le pratiche per rimpatrio e sarà riconosciuto a prescindere dall'esito, mentre nella formulazione originaria - ed era questo il punto più controverso - veniva elargito solo in caso di rimpatrio.
L'escamotage del governo sarà sufficiente per garantire la promulgazione del decreto da parte del Presidente della Repubblica?
La strada intrapresa dal governo è inusuale, e potrebbe non essere giudicata percorribile dal Quirinale, ma difficilmente il governo proporrà a Mattarella un soluzione destinata ad essere respinta.
Nelle ultime ore i contatti tra Palazzo Chigi e il Colle non si sono mai interrotti, ma le variabili in gioco sono diverse. Fondamentale è che i due decreti, il dl sicurezza e il dl rimpatri siano contemporanei e vengano pubblicati sulla stessa Gazzetta Ufficiale. Ma anche così potrebbero sorgere problemi.
Una missione quasi impossibile quella del governo che ha deciso di provare il tutto per tutto per salvare il suo terzo decreto sicurezza da una fine ingloriosa. Una mission che, naturalmente, il centrosinistra si sta impegnando con tutte le forze in campo a rendere ancora più insidiosa.
Ha detto il leader del M5s, Giuseppe Conte, ospite ieri sera a di Martedì, su La7 attaccando la scelta del governo di presentare un nuovo decreto per modificare una norma che avrebbe dovuto essere cambiata con un emendamento.
"Si sono auto proclamati incapaci di scrivere un decreto", ha detto Riccardo Ricciardi, del M5s.
ha attaccato Riccardo Magi, segretario di +Europa.
ha sottolineato la capogruppo di Iv Maria Elena Boschi. Per la capogruppo di Avs Luana Zanella, "C'è una erosione continua dei diritti del Parlamento".