22 Apr, 2026 - 10:47

Dl Sicurezza, corsa contro il tempo: Mattarella firmerà? La strategia del governo nelle ultime 72 ore per evitare il flop

Dl Sicurezza, corsa contro il tempo: Mattarella firmerà? La strategia del governo nelle ultime 72 ore per evitare il flop

La votazione della fiducia sul decreto sicurezza alla Camera è prevista per oggi - mercoledì 22 aprile - alle ore 18,00.

Nel governo si lavora incessante mente per mettere a punto una strategia per evitare la decadenza del decreto bandiera del governo e allo stesso tempo evitare che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si rifiuti di firmare la legge contenente la contestata norma sui compensi per gli avvocati in caso di rimpatrio volontario dei migranti.

Una norma, la 31-bis, inserita nel decreto durante l'iter di approvazione al Senato dove il testo è stato licenziato lo scorso 17 aprile, ma "bocciata" nei giorni scorsi dal Quirinale scatenando l'irritazione della maggioranza.

Un pasticcio che Palazzo Chigi non intende ammettere, ma che 'obtorto collo' sta cercando di risolvere. 
Intanto il tempo scorre inesorabile. Il decreto deve essere approvato entro il 25 aprile, pena la decadenza.

Tre giorni, 72 ore, per votare la fiducia, approvare il decreto alla Camera, rimandarlo al Senato, in caso di modifiche alla norma, per il terzo via libera; preparare un eventuale decreto ad hoc per annullare la norma contestata; inviare i decreti al Quirinale per la firma del presidente Mattarella.

La domanda, e il timore, è che la soluzione del governo potrebbe non essere sufficiente per convincere il Capo dello Stato a promulgare il decreto. 

Ecco cosa sta succedendo davvero in queste ore lungo l'asse Chigi-Montecitorio-Quirinale. 

La strategia del governo sul Dl Sicurezza: decreto bis per salvare la norma sui rimpatri

La soluzione del governo per evitare la decadenza del dl Sicurezza è di approvarlo così com'è, senza modifiche all'articolo 31-bis sui rimpatri volontari per evitare l'insidioso terzo passaggio al Senato. Contemporaneamente Palazzo Chigi lavorerà ad un decreto ad hoc contenente le modifiche alla norma sul compenso ai legali che assistono con successo migranti per il rimpatrio volontario.

Una soluzione che consentirebbe di evitare lo scontro frontale con il Quirinale e allo stesso tempo scongiurare la decadenza del decreto che deve essere approvato necessariamente entro sabato 25 aprile.

Tramontata quasi subito l'idea di modificare il decreto con un emendamento, poiché avrebbe reso necessario il ritorno del testo a Palazzo Madama per il terzo via libera che avrebbe rischiato di arrivare fuori tempo massimo.

Una decisione politica oltre che tecnica che è stata accolta dall'opposizione con l'occupazione dei banchi del governo alla Camera, costringendo il presidente a sospendere la seduta.  

La linea è stata dettata direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a margine della sua visita al Salone del mobile di Milano. 

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“Non lo considero un pasticcio. Stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c'erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buonsenso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni”.

Il nuovo decreto rimpatri - secondo quanto spiegato dalla sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano - sarà contemporaneo al dl Sicurezza, non eliminerà la norma contestata, ma la modificherà seguendo le indicazioni di Quirinale e associazioni degli avvocati.

L'incentivo economico di 615 euro non sarà destinato più solo agli avvocati, ma a chiunque farà le pratiche per rimpatrio e sarà riconosciuto a prescindere dall'esito, mentre nella formulazione originaria - ed era questo il punto più controverso - veniva elargito solo in caso di rimpatrio. 

Mattarella firmerà il Dl Sicurezza? I dubbi del Quirinale e le trattative in corso

L'escamotage del governo sarà sufficiente per garantire la promulgazione del decreto da parte del Presidente della Repubblica?

La strada intrapresa dal governo è inusuale, e potrebbe non essere giudicata percorribile dal Quirinale, ma difficilmente il governo proporrà a Mattarella un soluzione destinata ad essere respinta. 

Nelle ultime ore i contatti tra Palazzo Chigi e il Colle non si sono mai interrotti, ma le variabili in gioco sono diverse. Fondamentale è che i due decreti, il dl sicurezza e il dl rimpatri siano contemporanei e vengano pubblicati sulla stessa Gazzetta Ufficiale. Ma anche così potrebbero sorgere problemi. 

Scontro politico sul Dl Sicurezza: le critiche delle opposizioni e il rischio caos istituzionale

Una missione quasi impossibile quella del governo che ha deciso di provare il tutto per tutto per salvare il suo terzo decreto sicurezza da una fine ingloriosa. Una mission che, naturalmente, il centrosinistra si sta impegnando con tutte le forze in campo a rendere ancora più insidiosa. 

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Il Dl sicurezza ad hoc sui rimpatri significa soldi a tutti: a tutto il cucuzzaro. Stanno cercando di rispondere a un fallimento, il fallimento dei blocchi navali, dei centri in Albania, e stanno intignando e scardinando un principio di uno Stato democratico: nemmeno in una autocrazia hanno mai pensato di asservire avvocati e mediatori culturali. 

Ha detto il leader del M5s, Giuseppe Conte, ospite ieri sera a di Martedì, su La7 attaccando la scelta del governo di presentare un nuovo decreto per modificare una norma che avrebbe dovuto essere cambiata con un emendamento.

"Si sono auto proclamati incapaci di scrivere un decreto", ha detto Riccardo Ricciardi, del M5s. 

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Il governo non riesce ad ammette di avere sbagliato ma, allo stesso tempo, dice che cambierà la norma con un decretino utilizzato come emendamento abusivamente. La cosa non ci soddisfa perché il nuovo decreto non ha l'urgenza, è una mancanza di rispetto verso il presidente della Repubblica. Inaccettabile,

ha attaccato Riccardo Magi, segretario di +Europa.

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Per come è stata anticipata, la norma è peggio ancora di quella che avevamo in mente perché sarà una sorta di incentivo a pioggia, non solo per avvocati, ma anche per mediatori e altri soggetti non meglio identificati che propongono i rimpatri. E' ovvio che anche la nuova norma sarà probabilmente un pasticcio,

ha sottolineato la capogruppo di Iv Maria Elena Boschi. Per la capogruppo di Avs Luana Zanella, "C'è una erosione continua dei diritti del Parlamento".

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