21 Apr, 2026 - 10:29

Rimpasto governo Meloni, sprint finale sulle nomine: nodo Consob e partita Barelli nel risiko delle poltrone

Rimpasto governo Meloni, sprint finale sulle nomine: nodo Consob e partita Barelli nel risiko delle poltrone

Il conto alla rovescia è partito. Dopo settimane di rinvii, incastri e missioni internazionali, il governo guidato da Giorgia Meloni punta a chiudere la partita delle nomine nel Consiglio dei ministri fissato – salvo sorprese – per mercoledì 22 aprile. Un appuntamento che, nei fatti, assume i contorni di un vero e proprio mini-rimpasto, anche se la maggioranza continua a evitare l’etichetta ufficiale.
Le caselle da riempire sono tra le sei e le sette, ma il dato numerico racconta solo una parte della storia. Perché dietro ogni nomina si muove un equilibrio politico delicatissimo, tra quote di partito, pesi parlamentari e ambizioni personali. Un mosaico che Palazzo Chigi vuole chiudere senza scossoni, ma che resta tutt’altro che semplice.


Il caso Consob: Freni in pole, ma non senza ombre


Il dossier più sensibile è senza dubbio quello relativo alla Consob, l’autorità che vigila sui mercati finanziari. In pole position resta il nome di Federico Freni, attuale sottosegretario al Mef, figura considerata tecnica ma politicamente ben inserita negli equilibri della maggioranza.
Il punto, però, non è solo la competenza. Il nodo è quello dell’opportunità istituzionale. Freni, infatti, ha contribuito alla riforma del mercato dei capitali: un elemento che ha acceso verifiche e riflessioni interne. Formalmente, precedenti come quelli di Paolo Savona e Giuseppe Vegas sembrano offrire copertura: entrambi passarono dal governo all’autorità senza rilievi dell’Antitrust.
Ma la questione è politica prima ancora che giuridica. Le opposizioni, con il M5S in testa, alzano il livello dello scontro parlando apertamente di rischio per l’indipendenza dell’authority. Un attacco che mira a colpire il governo su un terreno sensibile: quello della credibilità istituzionale.


L’incastro Barelli e il peso di Forza Italia


Parallelamente, prende quota l’ingresso in squadra di Paolo Barelli, figura chiave di Forza Italia. Il suo nome circola con insistenza per il ministero dei Rapporti con il Parlamento, un dicastero senza portafoglio dove potrebbe non porsi il problema delle incompatibilità con il ruolo nella Federazione nuoto.
Qui si gioca un’altra partita: quella degli equilibri interni alla maggioranza. Forza Italia spinge per rafforzare la propria presenza nell’esecutivo, mentre Fratelli d’Italia punta a mantenere il controllo delle caselle più strategiche. La Lega osserva e negozia, pronta a rivendicare il proprio spazio.
Non è solo una questione di nomi, ma di pesi politici. Ogni nomina è un segnale, ogni incarico ridisegna i rapporti di forza.


Le altre caselle e il puzzle ancora aperto


Restano sul tavolo anche altri tasselli: il posto lasciato alla Giustizia dopo l’uscita di Andrea Delmastro, le deleghe ancora scoperte tra Università e Cultura, e gli incarichi rimasti vacanti dopo i movimenti degli ultimi mesi.
Nel complesso, il bilancio è chiaro: tre caselle in quota Fratelli d’Italia, una per la Lega e una per Forza Italia. Una distribuzione che riflette gli attuali equilibri parlamentari ma che rischia di scontentare più di qualcuno.


Le opposizioni all’attacco: “Rimpasto mascherato”


Nel frattempo, le opposizioni affilano le armi. Il Partito Democratico, con Francesco Boccia, parla apertamente di “rimpasto mascherato”, accusando il governo di evitare il passaggio parlamentare per sottrarsi al confronto.
Una critica che punta dritta al metodo, più che al merito. Ma che, se amplificata, potrebbe trasformarsi in un problema politico più ampio, soprattutto in una fase in cui l’esecutivo cerca di consolidare la propria immagine di stabilità.


Il vero nodo: chi vince nel risiko finale


Al di là dei singoli nomi, il punto vero è un altro: chi esce rafforzato da questo giro di nomine. Il prossimo Cdm non sarà solo un passaggio tecnico, ma un test politico. Un banco di prova per la leadership di Meloni e per la tenuta della maggioranza.
Perché nel risiko delle poltrone non conta solo occupare le caselle. Conta soprattutto come le si occupa. E con quali conseguenze sugli equilibri futuri.

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