20 Apr, 2026 - 13:50

"Il richiamo di Cthulhu" di James Wan: cosa sappiamo sul film tratto da Lovecraft

"Il richiamo di Cthulhu" di James Wan: cosa sappiamo sul film tratto da Lovecraft

James Wan sta inseguendo da anni un sogno molto preciso: portare al cinema “Il richiamo di Cthulhu” di H.P. Lovecraft, uno dei racconti più famosi, e più difficili, dell’horror cosmico. Il regista che ha rivoluzionato il genere con “Saw”, “The Conjuring” e “Insidious” ora punta a qualcosa di molto più rischioso e “esoterico”, lontano dai classici film di paura ad alto incasso a cui il suo nome è legato.

A che punto è il film di James Wan su “Il richiamo di Cthulhu”?

Il progetto è ufficialmente in sviluppo da diversi anni e Wan non ha mai fatto mistero di considerarlo un suo “film dei sogni”. In una recente intervista con “ScreenRant”, il regista ha confermato che sta ancora lavorando alla sceneggiatura de “Il richiamo di Cthulhu” e che non ha alcuna intenzione di mollare, pur ammettendo che si tratta di un’impresa complicata.

Il problema principale non è creativo, ma produttivo: secondo Wan, i film lovecraftiani “non sono pellicole a basso costo” e sono “molto difficili da far decollare” con gli studios, perché richiedono grandi budget per rendere credibili mostri, scenografie impossibili e un universo visivo complesso, senza la garanzia del successo al botteghino.

Nonostante questo, il regista ha spiegato che continuerà a “lavorarci con tenacia”.
Non sta scrivendo il film “per qualcuno in particolare”, ma per arrivare alla versione che lui considera giusta e poi portarla ai finanziatori.

In un aggiornamento di sceneggiatura riportato da “Empire”, Wan ha rivelato che la sua versione di “The Call of Cthulhu” sarà molto fedele allo spirito esoterico di Lovecraft: vuole città piene di “geometrie non euclidee” e una creatura talmente spaventosa da far impazzire chi la guarda, proprio come succede nei racconti originali. È consapevole che sarà “una vendita difficile” presso gli studios, ma sembra deciso a non annacquare gli aspetti più strani e disturbanti del materiale originale.

Quando esce “Il richiamo di Cthulhu”, il film?

Al momento non esiste ancora una data di uscita né un cast annunciato, e lo stesso Wan ha riconosciuto che c’è sempre la possibilità che il progetto non arrivi alla produzione. Ma il fatto che, dopo anni, continui a parlarne in questi termini fa capire quanto ci tenga e quanto seriamente stia cercando di farlo esattamente come lo immagina.

Perché adattare Lovecraft è così difficile

Trasporre Lovecraft sul grande schermo è notoriamente complicato. Molti film “lovecraftiani” funzionano meglio quando si ispirano liberamente ai suoi temi, follia, culti, entità cosmiche incomprensibili, piuttosto che quando cercano un adattamento letterale. Un esempio spesso citato è “Il richiamo di Cthulhu” del 2005: un film indipendente girato in bianco e nero e muto, costruito apposta per sembrare un’opera degli anni ’20, epoca in cui uscì il racconto originale.

Quella versione, realizzata dalla “H.P. Lovecraft Historical Society”, è considerata tra le più riuscite proprio perché abbraccia la forma “impossibile” del materiale: è breve, stilizzata, piena di effetti artigianali e atmosfere, ma rimane un progetto di nicchia, pensato soprattutto per i fan, con incassi minuscoli rispetto ai blockbuster.

La sfida di Wan invece è diversa: lui vuole fare un film che parli al grande pubblico senza perdere la sensazione di insignificanza e terrore cosmico tipica di Lovecraft.

Negli ultimi anni alcuni titoli hanno dimostrato che è possibile avvicinarsi a quel tipo di horror in modo efficace e accessibile: “Annihilation”, “The Endless” e soprattutto “Color Out of Space” del 2019 (tratto da “Il colore venuto dallo spazio”), che usa colori impossibili e mutazioni disturbanti per rendere visivamente l’“indescrivibile” dei racconti.

Cosa possiamo aspettarci dal “Richiamo di Cthulhu” di Wan

Da quello che il regista ha lasciato trapelare, il suo “The Call of Cthulhu” sarà un film che punta molto su atmosfera, suggestioni visive e follia mentale, più che sulle spiegazioni. L’idea è di mettere in scena città e architetture impossibili, culti segreti e un mostro che rimane in gran parte fuori campo o percepito di riflesso, per lasciare allo spettatore quella sensazione di qualcosa di troppo grande per essere contenuto dallo schermo.

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