Sta facendo discutere il convegno, svoltosi lo scorso 15 aprile presso l’Ambasciata russa a Roma, dedicato ai temi della deterrenza nucleare e alle possibili evoluzioni della dottrina strategica russa, inclusa l’ipotesi di un passaggio dalla deterrenza alla cosiddetta “coercizione”, ovvero all’impiego delle armi nucleari in un contesto di conflitto.
Nel corso dell’incontro è stato evocato anche lo scenario di un’escalation del conflitto in Ucraina fino a un coinvolgimento diretto tra Russia e NATO, con riferimenti al possibile impatto sul territorio europeo.
Il ragionamento, naturalmente, è stato sul piano teorico, ma le parole pronunciate nel corso dei diversi interventi sono state interpretate da qualcuno come velate minacce.
Al centro del convegno la presentazione del volume “Dalla deterrenza alla coercizione: la nuova dottrina nucleare russa”, scritto dai politologi russi Sergej Karaganov, Sergej Avakyants e Dmitrij Trenin. All’incontro ha preso parte anche l’ambasciatore russo in Italia, che ha fatto gli onori di casa.
Secondo quanto riportato dal quotidiano “La Stampa”, uno degli autori – Sergej Karaganov, presidente onorario del Presidium del Consiglio per la Politica Estera e di Difesa– in collegamento da Mosca avrebbe detto:
E ancora:
Più misurate sono state le parole dell’ambasciatore Alexey Paramonov, che nel suo intervento – riportato integralmente sul sito dell’ambasciata di Mosca in Italia – ha evocato lo scenario di un coinvolgimento della Nato nella crisi in Ucraina.
Nel suo intervento ha ribadito la posizione ufficiale russa sul tema nucleare.
Ha detto Paramonov che ha accusato il governo di Kiev di adoperarsi “in ogni modo possibile” affinché il conflitto tra Russia e UE e tra la Russia e la NATO, "entri in una fase “calda”, coinvolgendo, peraltro, anche l’Italia.”
Ha detto l’ambasciatore russo che tuttavia ha anche chiarito che:
Argomento, ha specificato Paramonov, a cui è dedicato il volume oggetto del convegno.
Le parole dell’ambasciatore russo in Italia non sono passate sottotraccia e il senatore del Pd, Filippo Sensi, ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani di convocare il diplomatico alla Farnesina.