Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce di 82 anni, ha sorpreso tutti facendosi tatuare la sigla "MSI" sul polso destro durante il Lecce Tattoo Fest, la kermesse che si è svolta a Lecce Fiere lo scorso fine settimana.
L'evento, patrocinato dalla Regione Puglia, ha visto la prima cittadina partecipare attivamente, facendosi imprimere un simbolo della sua lunga militanza politica nel Movimento Sociale Italiano.
La foto mentre veniva "marchiata" è stata postata dalla sezione leccese di Gioventù Nazionale, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia, e ha ricevuto migliaia di interazioni.
Adriana Poli Bortone ha scelto di tatuarsi la scritta "MSI" per suggellare il suo legame indissolubile con il mondo del Movimento Sociale Italiano, il partito post-fascista fondato nel 1946 di cui quest'anno ricorre l'80° anniversario.
Proprio in quel partito la Poli Bortone ha iniziato la sua carriera politica prima nelle vesti di semplice militante e poi, dal 1967, in quelle di consigliera comunale.
A 82 anni, per lei si tratta del primo tatuaggio, un gesto simbolico e permanente per celebrare le proprie radici ideologiche, come ha rivendicato con orgoglio mostrando il polso destro dopo l'esecuzione avvenuta durante la visita agli stand del festival.
Per la "lady di ferro" del Salento non si tratta di un atto nostalgico, ma solo il riflesso della sua storia che, in politica, è stata costellata di successi: Poli Bortone è stata più volte deputata a ministra, sempre fedele ai valori della destra.
La notizia del tatuaggio della Poli Bortone si è diffusa rapidamente grazie a una foto e un video condivisi inizialmente dagli organizzatori del Lecce Tattoo Fest su Instagram e poi da Gioventù Nazionale Lecce, l'organizzazione giovanile di Fratelli d'Italia.
hanno scritto i ragazzi in suo onore.
A novembre scorso, ha fatto discutere un altro tatuaggio deciso da un politico italiano.
Si tratta di Carlo Calenda: il leader di Azione si fece disegnare su un polso il tryzub, il tridente simbolo nazionale dell’Ucraina che spesso figura anche sulle divise del suo esercito.
Anche Calenda come Poli Bortone voleva segnare per sempre una sua appartenenza politica: nel suo caso, a una nazione che da anni si batte per l'indipendenza e la libertà.