Negli ultimi giorni, con la pubblicazione del bilancio (in perdita) del giornale, Marco Travaglio e il Fatto Quotidiano sono finiti nel mirino di Carlo Calenda e di alcuni giornalisti come Ivan Greco, che lo hanno anche invitato a un confronto pubblico in occasione di un podcast di Fedez.
L'invito, almeno per ora, non è stato accettato dal direttore.
Fatto sta che l'altro giorno Travaglio ha "fatto i conti" a modo suo: sostenendo che i lettori del Fatto Quotidiano aumentano perché il giornale che dirige ha avuto sempre ragione sui conflitti in Ucraina e Medio Oriente.
Molti rimproverano a Travaglio e ai suoi collaboratori, il professor Alessandro Orsini in primis, di non averne "azzeccata" una sugli scenari di guerra e di aver assunto una posizione pro Putin e pro ayatollah.
Sui social, sono diventati virali vari video in cui si vede, ad esempio, il primo pronosticare che Trump non avrebbe iniziato nemmeno una guerra a differenza dei suoi predecessori.
Ma tant'è: il direttore del Fatto rimane convinto della bontà del suo lavoro. Sull'Ucraina, ad esempio: lui, il Generale Fabio Mini, Barbara Spinelli, Alessandro Orsini, Elena Basile...
E, quasi a rispondere a chi insinua che sia al soldo del Cremlino, Travaglio ha tenuto a precisare:
Un esempio può essere quello di Gad Lerner che, a un certo punto, ha deciso di abbandonare la nave del Fatto non essendo più d'accordo con la sua linea editoriale.
Come in Ucraina, in ogni caso, Marco Travaglio rivendica di aver visto giusto anche in Medio Oriente:
Ora: se davvero la guerra in Iran finirà con un governo degli Ayatollah più forte è ancora tutto da vedere.
Ma per Travaglio, i fatti si sono già incaricati di dargli ragione:
Travaglio si sente così forte di questo dato da rilanciare:
Un obiettivo che la proprietà del quotidiano di Travaglio ha reso indispensabile per non ricorrere ai fondi pubblici.