20 Apr, 2026 - 11:30

"La salita": esordio alla regia per l'attore Massimiliano Gallo

"La salita": esordio alla regia per l'attore Massimiliano Gallo

Di fronte Posillipo, in Campania, sorge uno splendido isolotto vulcanico chiamato Nisida. In epoca romana Lucio Licinio Lucullo, generale e politico, nato nell’antica Roma del 117 a.C., vi fece costruire una residenza di villeggiatura, divenuta poi nota a causa della sfarzosità delle feste e dei ricevimenti organizzati. Ma Nisida, in qualche modo, è collegata anche all’Odissea di Omero e al suo Ulisse: secondo una credenza folkloristica, quando Odisseo, lungo il celebre viaggio in mare, si imbatté nelle sirene, riuscendo a resistere al loro canto senza soccombere, passato oltre, generò in loro uno sconforto tale da spingerle a suicidarsi, gettandosi in acqua. Il corpo di una di queste creature, morte di dolore per la sconfitta, trascinato dalle correnti sino al Golfo di Napoli, si trasformò lentamente in roccia, diventando un’isola. 

Un’altra leggenda del folklore partenopeo, invece, vedrebbe Posillipo come un bel giovanotto amato da tutti, che un giorno si innamorò di Nisida, una fanciulla dalla bellezza divina, ma crudele, che godeva nel far invaghire gli uomini di lei per poi rifiutarli. Ma Posillipo era assai sensibile e, soffrendo troppo per amore, decise di togliersi la vita. Gli dei, testimoni di questa disgrazia, vollero trasformare Posillipo in un’isola e fecero altrettanto per castigare Nisida, privata della libertà e della capacità di sedurre. Posti l’uno di fronte all’altra, ma separati dal mare, così Posillipo si ritrovò costretto per l’eternità a osservare Nisida, senza poterla toccare.

In epoca borbonica il territorio di Nisida venne utilizzato per scopi militari e dopo l’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, divenne un luogo penitenziario. Nel 1934, durante il periodo fascista, il carcere di Nisida venne reso riformatorio giudiziario minorile, col compito di punire e rieducare severamente i giovani detenuti alla disciplina. Dopo la fine del fascismo, con la nascita della Repubblica italiana (1946), l’istituto penale rimase in vigore, ma l’approccio cambiò radicalmente: l’obiettivo era ed è tutt’oggi quello del reinserimento sociale. Difatti il riformatorio è ancora esistente.

Eduardo De Filippo, il noto drammaturgo, attore, regista, scrittore e poeta napoletano, eletto senatore a vita nel 1981 dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, nel 1984, poco tempo prima di morire, promosse iniziative culturali per i reclusi del carcere di Nisida e organizzò laboratori teatrali, credendo fortemente nel sostegno rieducativo dei minori cresciuti in contesti svantaggiati e finiti a delinquere. Durante un discorso fatto a una folla di ragazzi, De Filippo disse: “siamo arrivati al punto di corruzione dove chi lavora è fesso. Insomma, io da fesso sarei arrivato al Senato”. Ed è proprio dall’impegno sociale di De Filippo a Nisida che prende ispirazione la sceneggiatura del film La salita, l’esordio alla regia dell’attore campano Massimiliano Gallo.

Nel contesto degli anni ’80, a causa di un’emergenza straordinaria, le detenute adulte del carcere di Pozzuoli vengono trasferite temporaneamente nell’istituto penitenziario maschile e minorile di Nisida. Durante la loro permanenza Eduardo De Filippo organizzerà un corso di teatro.

 La salita, opera corale, racconta il dramma sociale della vita carceraria, facendo incontrare il mondo femminile con il maschile e quello dell’età adulta con l’adolescenza. La soffocante quotidianità detentiva non soltanto è spezzata dall’incontro dei sessi contrapposti, ma dall’introduzione del teatro, della cultura e dell’arte come mezzo di rottura, per fornire la chance di viaggiare con la mente a chi vive fermo, inscatolato in una cella. Massimiliano Gallo, allontanandosi dalla retorica, utilizza il carcere come una sorta di filtro, uno specchio morale nel quale i suoi personaggi evitano di guardarsi. Nel suo purgatorio terreno, non tutte le anime in attesa di una seconda occasione per riscattarsi sembrano cogliere la possibilità di una rinascita spirituale.

Questo film però ha un grande limite: il desiderio di confezionare una pellicola controllata e impeccabile, fa sì che manchino il pathos, l’intensità e l’anima palpitante. Risulta tutto troppo moderato, come se il regista tenesse gli attori a guinzaglio stretto, alla maniera di un burattinaio con le sue marionette. Sul finale vi è una ripresa, dove l’emotività sembra venir fuori con una minor progettazione schematica. Splendide però le immagini dell’isola. Con la speranza che Massimiliano Gallo al suo prossimo lungometraggio si butti con più impeto, come un ragazzo appena scarcerato si lancerebbe nelle acque meravigliose del mare di Nisida, per La salita 3,5 stelle su 5.

 

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