21 Apr, 2026 - 08:00

Morte Erika Squillace in Egitto, cos'è successo e perché il marito è indagato? La madre: "Vogliamo la verità"

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Morte Erika Squillace in Egitto, cos'è successo e perché il marito è indagato? La madre: "Vogliamo la verità"

"Niente e nessuno potrà restituirci Erika, ma noi dobbiamo avere tante risposte". Tiziana Quattrocchi ripercorre la storia di sua figlia, morta a 27 anni in Egitto il 20 agosto 2025 dopo un calvario di due settimane, con la voce rotta dal pianto.

Sono trascorsi otto mesi da quel giorno, ma il dolore è più vivo che mai e i dubbi ancora troppi. "Io non ero tranquilla, avevo una sensazione che non so spiegare: così ho accompagnato mia figlia a conoscere la famiglia del marito". 

L'uomo, un 32enne egiziano, è ora indagato per omicidio colposo dalla Procura, dopo la denuncia di Tiziana e del suo ex marito Ettore, papà di Erika.

Sua figlia, racconta la mamma, "era una ragazza indipendente: lavorava come parrucchiera a Roma, aveva comprato casa a Mentana e la stava pagando. Io non ero d'accordo che si sposasse così in fretta con un ragazzo conosciuto da pochi mesi, ma lei si era innamorata. Alla fine siamo andati al matrimonio: da genitore, cerchi sempre di rendere un figlio felice".

A pochi mesi dalle nozze, quel viaggio in Egitto per incontrare i suoceri si è rivelato un incubo fin dai primissimi giorni e si è concluso con il decesso di Erika, probabilmente avvelenata da un farmaco chemioterapico somministrato in una quantità elevatissima, per farle "tornare il ciclo". Secondo un medico egiziano, infatti, la 27enne aveva "una gravidanza isterica". La sua storia è stata resa nota da Il Territorio.net.

Erika Squillace morta in Egitto, il racconto di mamma Tiziana: il viaggio e l'iniezione sospetta

La salma di Erika è stata riesumata per l'autopsia, che dovrà chiarire non solo le cause della morte, ma anche se fosse effettivamente incinta. 

Già a maggio 2025, infatti, Erika aveva scoperto di avere valori nel sangue compatibili con una sospetta gravidanza. Ma il ginecologo a cui si era rivolta a metà luglio non era riuscito a vedere il feto tramite ecografia. A novembre 2024, due settimane prima delle nozze, Erika era stata ricoverata e operata per una gravidanza extrauterina. Un'eventualità che, almeno in quel momento, era stata esclusa.

"Il medico ci ha detto che avremmo dovuto solo aspettare e monitorare la situazione" racconta mamma Tiziana. "Quindi, data la partenza già programmata per l'Egitto, ci aveva consigliato di effettuare un'altra visita dopo pochi giorni dal nostro arrivo".

Il 31 luglio Tiziana Quattrocchi parte con sua figlia Erika e il genero, arrivando in un piccolo paese a un'ora di distanza dalla città più vicina, Tanta. "Già dal giorno dopo lui era cambiato radicalmente, come se avesse ripreso la sua cultura e le sue origini: anche Erika se n'era accorta e non approvava. Non ci ha fatto mai uscire, se non per qualche passeggiata nel suo paesino in cui non c'era nulla, mentre lui era sempre fuori" racconta.

La situazione precipita il 5 agosto, quando l'uomo porta Erika a effettuare una visita per la sospetta gravidanza a Tanta.

"Il medico parlava solo arabo e noi non capivamo nulla. Allora il marito ci ha tradotto quello che diceva, tramite il traduttore del telefono perché comunque non parlava ancora bene l'italiano. 'Il dottore non riesce a vedere niente, potrebbe essere una gravidanza bianca (con camera gestazionale ma senza embrione, ndr) oppure isterica. Prescrive una puntura per far tornare il ciclo' è stato il responso. Io mi sono subito opposta, perché Erika stava bene, potevamo aspettare di rientrare in Italia. Ma lui insisteva".

Dopo qualche giorno, racconta ancora Tiziana, il genero è tornato a casa con il farmaco consigliato dal dottore. "Dove l'abbia preso è ancora un mistero, anche se lui ci ha risposto di averlo comprato in farmacia. In realtà in molti Paesi, Italia compresa, viene somministrato solo in ospedale e in una quantità minima usata per far tornare il ciclo a donne che hanno dei problemi, ma comunque sempre sotto sorveglianza medica".

Tiziana è preoccupata, non vuole che Erika faccia questa puntura: vuole aspettare di rientrare a Roma. "Ma lui mi ha risposto: 'Lei è mia moglie, io sono il marito, decido io, si fa questa puntura e basta'. E così è successo. Il peggio è arrivato dopo, perché Erika ha cominciato a stare molto male, le si vedeva in faccia. Il terzo giorno dall'iniezione ha iniziato a perdere sangue dalle orecchie: era gonfia, la pelle si squamava, aveva la gola chiusa, vomitava bile. Io chiedevo di portarla in ospedale, ma nessuno ci ascoltava".

La puntura, fatta da una ragazza del posto, secondo la testimonianza della madre era stata di 2500 ml, a fronte di una dose da 100 ml prescritta dal medico. 

Il ricovero in ospedale e la morte

Passano i giorni, Erika sta sempre peggio. "Ho visto mia figlia spegnersi piano piano mentre nessuno ci dava ascolto", sottolinea Tiziana Quattrocchi.

"Erika si sentiva in colpa perché io sarei rientrata a Roma prima di lei, dopo pochi giorni, e non era stata una vacanza. Lui ci aveva promesso di farci vedere tante cose, invece eravamo rimaste sempre chiuse in casa. Allora ha insistito per trascorrere qualche giorno in un appartamento in affitto ad Alessandria d'Egitto, anche se non si reggeva in piedi".

Arrivati in città, dopo un viaggio di oltre tre ore, Erika è stremata. "La mattina dopo il nostro arrivo, Erika era peggiorata tantissimo. Avevo notato che, a differenza del piccolo paese, lì c'erano posti di blocco della polizia ovunque. Ho minacciato il marito di recarmi dagli agenti e farmi portare in ambasciata. Allora si è convinto ad accompagnarci in ospedale, che poi invece ho scoperto essere un centro analisi. Lì Erika mi è svenuta addosso e qualcuno della struttura ha chiamato l'ambulanza".

Erika arriva all'ospedale Andalusia Hospital Al Shallat in condizioni critiche e viene ricoverata in terapia intensiva. "Ho chiamato il padre di Erika e l'ho informato di quanto stesse accadendo: è riuscito a far intervenire il consolato. Il console ha parlato con i medici e mi hanno detto che mia figlia aveva il 30% di possibilità di salvarsi. In quel momento sono svenuta" racconta Tiziana tra le lacrime.

Erika è morta il 20 agosto, dopo aver trascorso le ultime ore di vita anche con il padre, che nel frattempo aveva preso il primo volo per l'Egitto. "Prima che Erika entrasse in coma, mi ha detto: 'Mamma, mi devi perdonare, non ti ho ascoltato'".

Il rientro in Italia e la denuncia

Nelle ore successive alla morte di Erika, la salma è stata sequestrata; i genitori e il marito sono stati convocati in Questura e poi in Procura.

"Siamo stati lasciati da soli ad affrontare questa situazione: tutti parlavano solo in arabo e non capivamo nulla. Ci hanno convocato perché ipotizzavano che Erika avesse abortito e l'aborto è illegale in Egitto: sulla cartella clinica l'ospedale aveva scritto che era incinta tra la sesta e la settima settimana".

Di fronte al Procuratore, sottolinea ancora mamma Tiziana, il marito, accompagnato da un uomo mai visto prima, cambia versione e inizia a parlare di una gravidanza extrauterina.

"In qualche modo, con le nostre rimostranze, il procuratore ha poi capito cosa fosse successo e l'ha mandato via. Io non ho voluto andare oltre, perché avevo paura che non ci desse l'autorizzazione per riportare la salma di nostra figlia in Italia".

Una volta rientrati, i genitori di Erika hanno denunciato il 32enne, che ora è indagato per omicidio colposo. Tiziana Quattrocchi ha custodito gelosamente il cellulare della figlia, che lui le ha chiesto più volte con molta insistenza. Sa che è riuscito a lasciare l'Egitto con un visto turistico e dovrebbe trovarsi di nuovo in Italia, ma non ha notizie certe. Si chiede se dietro il matrimonio con Erika ci fosse un piano preciso: ad esempio ottenere la nazionalità italiana.

"Quando mia figlia stava già molto male, lui e la madre le hanno fatto un presunto rito magico, a cui io non sono stata ammessa, piuttosto che portarla in ospedale" sottolinea ancora. "Ora voglio sapere la verità sulla morte di Erika" afferma con forza. "Chiediamo giustizia".

L'avvocato Daniele Sacra: "Accertamenti ancora in corso"

L’avvocato Daniele Sacra, che assiste i familiari di Erika Squillace, fa il punto sulle indagini. Sentito da TAG24, conferma l'inchiesta per omicidio colposo a carico del marito egiziano: nei giorni scorsi è stata effettuata l'autopsia sul corpo della vittima e il suo telefonino è stato sequestrato.

Al momento, afferma, non si sa con certezza se Erika fosse davvero incinta.

“Questo punto è stato oggetto dell'esame autoptico. C’era una situazione di dubbio se fosse una gravidanza avviata, isterica, oppure bianca" sottolinea il legale. Per i risultati bisognerà aspettare oltre un mese.

"Il telefonino di Erika è attualmente oggetto di una perizia del RIS, proprio per cercare di ricostruire tutto quello che è successo in quei 10 giorni in Egitto”, spiega.

"I profili che legalmente abbiamo segnalato sono quelli di una somministrazione di un farmaco fatta in ambito domestico, senza la minima assistenza sanitaria. Non sappiamo neanche chi abbia fatto questa somministrazione, ma se effettivamente ha sbagliato così platealmente la dose, 25 volte superiore a quella che doveva essere fatta, c'è evidentemente una grossa colpa" afferma l'avvocato Sacra.

Il quadro, al momento, resta aperto, in attesa di ulteriori sviluppi. Mentre i genitori di Erika non si danno pace, chiedendo che venga fatta chiarezza.

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