20 Apr, 2026 - 07:00

PNRR, la festa è finita, disoccupati per decreto

PNRR, la festa è finita, disoccupati per decreto

La festa è finita il 30 giugno 2026. Quel giorno scadono i contratti di chi per quattro anni ha tenuto in piedi il sistema giustizia italiano: gli addetti all'Ufficio per il Processo, i tecnici, gli operatori di data entry. Circa 11.211 lavoratori assunti con fondi PNRR per smaltire gli arretrati e raggiungere i target europei senza i quali l'Italia non avrebbe incassato i miliardi di Bruxelles. Al 31 dicembre 2025 il Ministero della Giustizia aveva già effettuato la rendicontazione integrale dei 2,7 miliardi di euro assegnati. Personale utile. Dopo il 30 giugno, non più necessario.

Il governo ha pubblicato tre bandi per stabilizzarne 9.119. Restano fuori almeno 1.800 persone, il 20% di chi ha lavorato per anni negli uffici giudiziari. Chi supera la prova selettiva entra in ruolo dal primo luglio. Chi non la supera entra in una graduatoria valida tre anni, disponibile per futuri scorrimenti, nel caso in cui si rendessero disponibili risorse aggiuntive. Traduzione: in lista d'attesa senza stipendio.

Quelli della giustizia, quelli della ricerca, quelli dei comuni

La giustizia è il caso più visibile. La data del 30 giugno 2026 riguarda però decine di migliaia di lavoratori distribuiti su più settori dell'intera pubblica amministrazione, e il racconto che il governo ne fa meriterebbe un po' più di attenzione di quanta ne riceva.

Nell'università e nella ricerca la situazione è più grave. Tra il 2025 e il 2026 scadranno oltre 35.000 contratti precari nel sistema universitario e della ricerca: più di 9.000 Ricercatori a Tempo Determinato di tipo A, oltre 23.500 assegni di ricerca. Di questi, circa 2.574 erano stati assunti esplicitamente con fondi PNRR, dato che non viene dai sindacati ma dalla relazione tecnica allegata all'emendamento di bilancio dal Ministero stesso. La Legge di Bilancio 2026 punta a stabilizzarne circa 2.000. A fronte di oltre 10.000 precari PNRR in scadenza, è un'espulsione di massa certificata con i numeri del governo stesso.

Il crollo è già in atto: tra maggio 2025 e inizio 2026 gli assegni di ricerca attivi sono passati da 21.916 a 13.774. I ricercatori a tempo determinato di tipo A erano 9.446 al picco del dicembre 2023; a inizio 2026 erano 6.953. Il Paese sta smobilitando una generazione di ricercatori formati con fondi pubblici senza che nessuno abbia il coraggio di chiamarla con il suo nome.

Negli enti locali la meccanica è identica. I piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti hanno assunto tecnici e amministrativi con fondi PNRR per gestire appalti che non avrebbero saputo gestire da soli. Contratti a tempo determinato fino al 2026, poi ognuno si arrangia. Il PNRR ha portato personale dove non c'era. Il post-PNRR lo toglie.

Il conto che non torna

Banca d'Italia stimava una domanda aggiuntiva di 375.000 occupati generata dagli investimenti PNRR. Il Rapporto Excelsior di Unioncamere di dicembre 2025 calcola che senza il PNRR lo stock occupazionale italiano diminuirebbe di circa 130.000 unità. Stime globali. La componente diretta, quella che ha operato dentro la PA per far funzionare il Piano, era assunta a tempo determinato per definizione. Questa voce non compare nel segno negativo: compare nel segno positivo mentre il Piano è attivo, e sparisce alla scadenza.

Usi le persone per quattro anni, ottieni i risultati, certifichi le milestones a Bruxelles, poi scadono i contratti. I target europei di riduzione del 40% dei tempi nel civile e del 25% nel penale sono stati raggiunti. Le rendicontazioni sono a posto. I soldi sono stati incassati. Il personale, adesso, può tornare a casa.

Il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto (FI) al Senato, a gennaio 2026, ha confermato che le risorse stanziate erano sufficienti per stabilizzare circa 3.000 dei 12.000 in servizio. Solo dopo lo sciopero di settembre 2025, con adesioni che in alcune sedi hanno toccato il 100%, il governo è riuscito ad allargare la platea fino a 9.119. Senza sciopero: 3.000. Con sciopero: 9.119. La differenza è di 6.119 posti di lavoro. Vale la pena tenerlo a mente la prossima volta che qualcuno spiega come funziona la politica del lavoro.

Il limite strutturale rimane: chi non supera la prova selettiva va in graduatoria senza garanzia temporale di essere chiamato. La FP CGIL ha avvertito che senza la proroga dei rapporti di lavoro per chi non rientra nella prima tornata, quella graduatoria diventa un bacino di precari disoccupati a disposizione delle amministrazioni. Resta disponibile, tieni il telefono acceso, forse ti chiamiamo.

Il prezzo del post-PNRR

Già nel 2024, con i precari PNRR in servizio, il Ministero della Giustizia aveva una carenza di organico di circa 15.000 unità. Dal primo luglio 2026 quella carenza si sommerà all'uscita di chi non viene stabilizzato. La macchina giudiziaria tornerà a rallentare. Solo che i soldi di Bruxelles sono già stati spesi.

Per l'università il quadro ha un nome: fuga di cervelli per decreto. Il tasso di lavoratori universitari con contratto a tempo determinato è passato negli ultimi quindici anni dal 20% al 42% del totale. Il PNRR ha finanziato posizioni temporanee in laboratori che ora rischiano di restare vuoti. Ogni ricercatore che parte porta via la formazione che il Paese ha pagato.

Il governo ha scelto un modello: usare i fondi europei per risultati misurabili nel breve periodo, poi lasciar scadere i contratti. Tutto certificato, tutto rendicontato, tutto temporaneo. Adesso quella data è arrivata. "Missione compiuta" non era un impegno verso i lavoratori: era un modo di dire che Bruxelles era soddisfatta.

Andrea Delmastro delle Vedove (FdI), ex sottosegretario alla Giustizia, aveva commentato il decreto di stabilizzazione degli operatori del Sud con le parole "un risultato storico". Si trattava di 380 operatori giudiziari calabresi stabilizzati part-time a 18 ore. Per i circa 2.000 della giustizia che restano fuori, per i ricercatori, per i tecnici comunali e il personale ATA che condividono la stessa data di scadenza, non c'è nessuna dichiarazione storica. C'è una graduatoria e la speranza che qualcuno, da qualche parte, vada in pensione.

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