C’è una parte della verità che non passa dalle parole. Si nasconde nei gesti, negli sguardi, nei silenzi. Ed è proprio lì che si concentra il lavoro di Gianluca Spina, già commissario di Polizia, protagonista del seminario dedicato alla lettura del linguaggio del corpo applicata alle indagini.
Da tempo impegnato nello studio della comunicazione non verbale, Spina è una figura che nel settore non lascia indifferenti: considerato da alcuni un personaggio divisivo, è al tempo stesso molto apprezzato per l’approccio pratico e l’esperienza maturata sul campo, che oggi mette al servizio della formazione.
L’appuntamento, ospitato nella sede di Lampi Blu in via Caprera 2, si è inserito in un percorso formativo sempre più richiesto da operatori della sicurezza e professionisti della giustizia: comprendere ciò che una testimonianza non dice esplicitamente, ma che il corpo, spesso, rivela.
Nel corso delle indagini, interrogatori e testimonianze rappresentano momenti cruciali, ma fermarsi al contenuto verbale può non essere sufficiente. Il linguaggio non verbale, fatto di posture, micro-espressioni e segnali involontari, può offrire elementi preziosi per orientare l’analisi investigativa.
Non si tratta, però, di “intuizione” o di letture improvvisate. Il lavoro di Spina si fonda su un approccio metodico, che unisce esperienza operativa e studio accademico della comunicazione non verbale. L’obiettivo è fornire strumenti concreti, riducendo il margine di errore e aumentando la capacità di interpretazione.
A sottolineare il valore di questo approccio è stato Paolo Macchi, segretario generale del SIULP e presidente di Lampi Blu:
“Approfondendo il lavoro di Spina ho dovuto ricredermi. Non avrei mai immaginato quanto fosse complesso mascherare una bugia”.
Un’affermazione che mette in luce un aspetto spesso sottovalutato: mentire non è un atto semplice. Richiede uno sforzo cognitivo elevato e produce, in molti casi, segnali involontari difficili da controllare. È proprio su questi segnali che si concentra l’analisi delle micro-espressioni, una delle aree di studio più delicate e controverse.
Anche l’avvocato Francesca Cramis, che ha collaborato attivamente all’organizzazione di questo seminario insieme al SIULP, dichiara che “quello della comunicazione non verbale è un ambito innovativo, sia per le indagini sia per la difesa. Per un avvocato, saper cogliere le emozioni sul volto dell’imputato per costruire una strategia difensiva più efficace e su quello dei testimoni, soprattutto nella fase di dibattimento, può fare davvero la differenza”.