17 Apr, 2026 - 16:00

Perché ogni anno il Governo Meloni approva un nuovo Decreto Sicurezza?

Perché ogni anno il Governo Meloni approva un nuovo Decreto Sicurezza?

Come ormai è consuetudine, il Senato ha approvato un nuovo decreto sicurezza del governo Meloni dando il via libera alla conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, dopo un iter travagliato e una maratona di oltre dieci ore in aula.

Il provvedimento, che coinvolge sicurezza pubblica, immigrazione, ordine pubblico e strumenti di tutela delle forze dell’ordine, è stato votato con 96 voti favorevoli e 46 contrari, suscitando forti polemiche da parte delle opposizioni, che parlano di strumentalizzazione della sicurezza e di “zero risorse, zero sicurezza”.

Perché ogni anno si approva un decreto sicurezza

In Italia l’uso del “decreto sicurezza” è diventato una pratica ricorrente, spesso legata a episodi di cronaca e alla necessità politica di mostrare immediate risposte in tema di ordine pubblico e immigrazione.

Nonostante il Paese sia considerato tra i più sicuri d’Europa, le nuove misure trovano spazio nelle discussioni parlamentari grazie a un clima politico che punta su simboli forti, come repressione dei reati, maggiore autorità per le forze dell’ordine e controllo delle presenze straniere.

Ogni decreto, inoltre, si inserisce in un quadro complessivo di strumenti normativi già esistenti (daspo, misure anti‑immigrazione, pene più severe), creando una sorta di “pacchetto” che il governo può presentare in maniera rinnovata come una risposta concreta alle paure dei cittadini.

Cosa prevede il quarto decreto sicurezza del governo Meloni

Il quarto decreto sicurezza del governo Meloni, approvato dal Senato oggi, 17 aprile 2026, va oltre il semplice varo di sanzioni penali e introduce misure di ordine pubblico, gestione delle manifestazioni e immigrazione, tutte inserite in un testo di circa 33 articoli. 

Tra le novità più discusse, figurano il “fermo preventivo” per manifestanti ritenuti potenzialmente pericolosi, la cosiddetta “cauzione obbligatoria” per organizzare manifestazioni, e l’inasprimento del daspo urbano, esteso anche a stazioni, aeroporti e aree considerate a rischio.

Il decreto prevede, poi, un rafforzamento dello “scudo penale” per le forze dell’ordine: la norma limita le conseguenze processuali per i funzionari operanti in stato di legittima necessità, e amplia la disciplina sulle armi improprie, con particolare attenzione al divieto di portare coltelli da parte dei minori.

In materia di immigrazione e asilo, infine, il testo rafforza controlli e restrizioni, coordinando il nuovo pacchetto con il filone già avviato nei precedenti decreti del governo Meloni e con l’uso di fondi per videosorveglianza, polizie locali e sicurezza urbana.

Rimane aperta, in ogni caso, la partita sulle coperture finanziarie e sugli effetti che potranno avere i nuovi strumenti, argomento al centro delle critiche delle opposizioni e delle associazioni di categoria.

Non a caso il centrosinistra ha "salutato" l'approvazione del decreto in Senato mostrando dei cartelli sui quali si leggeva "Governo Meloni, meno sicurezza, meno diritti".

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