Nel 2011 la Corte di Cassazione lo ha condannato in via definitiva, insieme alla moglie Rosa Bazzi, per la strage di Erba, costata la vita al piccolo Youssef Marzouk, alla madre Raffaella Castagna, alla nonna Paola Galli e alla vicina di casa Valeria Cherubini. Ora Olindo Romano, detenuto nel carcere milanese di Opera, torna a parlare pubblicamente della vicenda, proclamandosi innocente. L’occasione è un’intervista realizzata dal giornalista Bruno Vespa per la trasmissione Rai Cinque Minuti.
Nell'intervista, Olindo ribadisce in pratica la propria posizione, tornando, innanzitutto, sulle dettagliate confessioni che lui e la moglie Rosa resero - in separate sedi - immediatamente dopo l'arresto, ritrattate integralmente dieci mesi più tardi.
le parole dell'uomo, che da anni ormai sostiene, come Rosa, che quelle ammissioni non furono spontanee, ma il risultato di una scelta difensiva rivelatasi sbagliata, oltre che della promessa di una pena ridotta e della possibilità di condividere una cella matrimoniale.
Nel colloquio vengono richiamati anche alcuni degli elementi centrali dell'impianto accusatorio: il movente, rintracciato nei rapporti conflittuali dei coniugi con i vicini di casa, e la prova della traccia di sangue attribuita a una delle vittime rinvenuta sul battitacco dell'auto di Olindo, la cui stessa esistenza è contestata dalla difesa.
prosegue, mettendo in discussione la gestione delle attività investigative. Così come mette in discussione la testimonianza dell'unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, che a un certo punto fece il suo nome, dichiarando che non avrebbe mai dimenticato "il suo sguardo di assassino".
Sul finire dell'intervista, Vespa chiede a Olindo perché con Rosa non abbiano mai chiesto scusa ai familiari delle vittime, tra cui il padre di Raffaella Castagna, nonno del piccolo Youssef, scomparso nel 2018 dopo averli perdonati.
Poi, incalzato dal giornalista aggiunge: "Non pensavamo che questa storia sarebbe andata così per le lunghe. Son 19 anni che va avanti e non è ancora finita". Per la famiglia Castagna, in realtà, la vicenda si è chiusa con la condanna del 2011.
"Vogliamo pensare al nostro lavoro e non a queste inutili campagne innocentiste", aveva ribadito anzi Giuseppe Castagna nel luglio 2024 dopo il "no" dei giudici alla revisione del processo a carico dei coniugi. Ciò che si auguravano era di riuscire finalmente "a voltare pagina".