Massimiliano Calì, economista della Banca Mondiale e marito della relatrice speciale Onu Francesca Albanese, è finito nel mirino della Ong Un Watch, che ne chiede la rimozione dall’incarico per presunti post antisemiti e posizioni vicine ai gruppi che combattono Israele.
Ad oggi, il caso resta aperto: la Banca Mondiale non ha annunciato una sua uscita formale, ma la vicenda si inserisce nel più ampio braccio di ferro politico sul ruolo dell’istituzione e sulla figura di Albanese.
Massimiliano Calì è un economista senior della Banca Mondiale, attivo nel settore dello sviluppo internazionale da diversi anni.
Dopo una formazione in economia, si è specializzato in geografia economica presso la London School of Economics, per poi entrare nel circuito delle istituzioni finanziarie internazionali.
I suoi ambiti di ricerca includono commercio nei Paesi fragili, migrazione internazionale, urbanizzazione e intersezioni tra conflitti e dinamiche economiche, temi su cui ha pubblicato anche su portali di economia come LaVoce.info.
Nella vita privata, Calì è sposato con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati.
La coppia ha due figli e vive fuori dall'Italia.
Entrambi sono protagonisti del dibattito sui diritti umani in Medio Oriente.
L'attività per la Banca Mondiale di Calì è iniziata nel 2014 e lo ha visto spesso impegnato in Paesi come Tunisia e Siria, dove la Banca ha progetti di riforme economiche e di gestione delle crisi.
Un Watch, organizzazione con sede a Ginevra che ha la mission di monitorare l’operato dell’Onu e tenere alta la guardia contro l’antisemitismo, ha denunciato pubblicamente alcuni post pubblicati da Calì su Facebook, accusandolo di essere contro Israele e addirittura di sostenere posizioni vicine ai gruppi estremisti.
In particolare, l’Ong cita post in cui Calì descriverebbe Israele come responsabile di “genocidio”, e altri in cui metterebbe in discussione l’origine di alcuni attacchi terroristici. Tutto questo è stato interpretato come un tentativo di delegittimare lo Stato ebraico.
Sulla base di questi contenuti, Un Watch ha inviato una lettera al presidente della Banca Mondiale, Ajay Banga, chiedendo il licenziamento di Calì in quanto il suo comportamento sarebbe incompatibile con le regole di neutralità e riservatezza che vincolano i funzionari dell’istituzione.
Secondo la Ong, il fatto che Calì sia marito di Francesca Albanese – relatrice già oggetto di sanzioni e divieti d’ingresso negli Stati Uniti – acuirebbe il rischio di conflitti di interesse e di ingerenze politiche all’interno della Banca Mondiale.
Oggi, secondo alcuni quotidiani, la Banca Mondiale avrebbe almeno temporaneamente sospeso la sua posizione di economista per la Siria, ma non risulta ancora una decisione definitiva di recesso dell'incarico di Calì.
Nel frattempo, la famiglia lui e Albanese hanno adito le vie legali contro gli Stati Uniti, in particolare contro l'amministrazione Trump, contestando le sanzioni e i provvedimenti che hanno colpito la relatrice speciale per la Palestina ma che si ripercuotono anche sul lavoro di Calì.