16 Apr, 2026 - 12:18

Governo, il grande risiko delle nomine: Giorgia Meloni rinvia il CdM e il puzzle dei sottosegretari si complica

Governo, il grande risiko delle nomine: Giorgia Meloni rinvia il CdM e il puzzle dei sottosegretari si complica

Altro che partita chiusa. A Palazzo Chigi il dossier sottosegretari somiglia sempre più a un rebus senza soluzione immediata, un sudoku politico dove ogni casella riempita ne svuota un’altra. Il Consiglio dei ministri atteso per sbloccare l’impasse è stato rinviato alla prossima settimana, con la nuova data cerchiata in rosso: mercoledì 22 aprile. Ma, nelle retrovie della maggioranza, nessuno scommette davvero che sia la volta buona.
Il motivo è semplice: ogni nomina apre una crepa, ogni promozione genera un vuoto, ogni equilibrio trovato ne destabilizza un altro. Un effetto domino che sta trasformando il normale turnover di governo in una partita ad altissima tensione politica.


Effetto domino: da Santanchè a Mazzi, il valzer delle poltrone


Tutto parte da una serie di uscite che hanno acceso più fronti contemporaneamente. Le dimissioni di Andrea Delmastro alla Giustizia e l’addio di Daniela Santanchè al Turismo hanno creato un doppio buco difficile da gestire. La sostituzione di Santanchè con Gianmarco Mazzi, apparentemente lineare, ha invece innescato un cortocircuito: per salire al ministero, Mazzi ha lasciato vacante il suo ruolo da sottosegretario alla Cultura.
Da lì, il caos calcolato. Perché ogni casella libera diventa terreno di scontro tra correnti, partiti e fedelissimi, con un unico obiettivo: rafforzare il proprio peso nell’architettura dell’esecutivo.


L’asse FdI si rafforza: Kelany in pole alla Giustizia


Nel cuore di Fratelli d’Italia, la soluzione sembra già scritta, ma non ancora ufficializzata. Il nome che circola con più insistenza è quello di Sara Kelany, considerata vicinissima a Giovanbattista Fazzolari. Una scelta che, se confermata, consoliderebbe ulteriormente l’asse interno al partito della premier.
Tradotto: meno spazio alle mediazioni e più controllo diretto sulle leve sensibili del governo. Un segnale chiaro agli alleati, ma anche un messaggio interno: la linea resta saldamente nelle mani del cerchio magico meloniano.


Forza Italia alza la posta: il nodo Barelli


Se Fratelli d’Italia prova a blindare le proprie posizioni, Forza Italia non resta a guardare. Il nome di Paolo Barelli continua a circolare come possibile ingresso nella squadra di governo, con un ruolo da sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento.
Una casella delicata, già affollata, che rischia di trasformarsi in un equilibrio precario tra azzurri e Lega. Non a caso, dietro le quinte, si parla di trattative serrate e richieste di compensazioni: perché ogni ingresso deve essere bilanciato da un’uscita o da una contropartita politica.


La partita vera si gioca sulla Consob


Ma il vero nodo, quello che tiene tutto in sospeso, è un altro. Ed è quello legato alla Consob. Qui entra in scena il leghista Federico Freni, dato in pole ma finora bloccato dai veti incrociati, soprattutto da parte di Forza Italia.
Un braccio di ferro silenzioso che, secondo fonti di maggioranza, potrebbe però sbloccarsi a breve. Se Freni dovesse davvero approdare alla Consob, si aprirebbe un nuovo fronte: il suo posto al governo diventerebbe disponibile e potrebbe essere occupato da Claudio Durigon, altro nome pesante della Lega.
Ecco il punto: ogni mossa genera una reazione a catena. Ogni incastro deve essere perfetto, altrimenti il castello rischia di crollare.


Meloni prende tempo: equilibrio fragile o strategia?


In questo scenario, il rinvio del Consiglio dei ministri non è solo una questione tecnica. È una scelta politica. Giorgia Meloni prende tempo, osserva, misura i rapporti di forza e cerca di evitare strappi che potrebbero lasciare cicatrici nella maggioranza.
Perché il vero rischio non è tanto ritardare una nomina, quanto rompere un equilibrio già fragile. E allora meglio aspettare, limare, trattare ancora. Anche a costo di dare l’impressione di un governo fermo.
In realtà, dietro le quinte, la partita è più viva che mai. E mercoledì 22 aprile potrebbe essere solo un’altra tappa di un risiko destinato a durare ancora.

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