Ci voleva il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso a mettere di nuovo d'accordo Carlo Calenda e Matteo Renzi, i due ex leader del Terzo Polo.
In occasione di Vinitaly in corso a Verona, il rappresentante del governo Meloni, in maniera scherzosa (ma nemmeno tanto), ha spiegato che probabilmente in Pakistan, al primo round di negoziati, statunitensi e iraniani non hanno trovato un accordo per far finire la guerra perché mancava un bel calice di vino.
Quello buono, per il governo sovranista, si sa: ce l'abbiamo solo noi, qui in Italia.
Da tempo non si trovavano così d'amore e d'accordo. Complice un video dei The Journalai, i primi a fiondarsi sui social per criticare l'uscita del ministro Urso sul vino che avrebbe fatto saltare l'accordo di pace tra Iran e Usa sono stati i leader di Azione e Italia Viva, Carlo Calenda e Matteo Renzi.
Il primo si è fatto riprendere mentre ascoltava le parole di Urso proprio dal servizio dei The Journalai.
La sua mimica facciale già diceva tutto. Mentre Urso declamava le virtù del vino, "elemento di conviviabilità" mancante al tavolo dei negoziati sebbene "una volta gli accordi di pace si siglavano attorno a una tavola "bandita"...in cui il vino era elemento centrale", Calenda si metteva le mani nei capelli, quasi per non credere a ciò che stava ascoltando:
ha dichiarato, tra l'altro, il ministro. Al che, Calenda ha sbottato:
E comunque: come accennato, anche Matteo Renzi subito ha evidenziato le esternazioni di Adolfo Urso al Vinitaly.
Il leader di Italia Viva ha ripreso il video di The Journalai e ha scritto:
Parole pesantissime che, probabilmente, non hanno avuto molto eco mediatico solo perché nel frattempo la situazione internazionale è precipitata con le bordate di Trump prima contro Papa Leone XIV e poi contro la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Si direbbe proprio che ora, per riportare tutti alla calma e alla pace, la scorta di vino dovrebbe essere raddoppiata.