Ore concitate in casa Ternana. Il club rossoverde che milita nel giorne B di Serie C è stato messo in liquidazione volontaria da parte dei Rizzo, famiglia proprietaria che ha deciso di non ricapitalizzare per fa fronte ad un passivo che attanaglia le casse societarie.
Questa decisione rappresenta uno dei passaggi più delicati della recente storia del club. Non si tratta di un fallimento immediato, ma di una procedura che segna comunque una rottura netta con la gestione ordinaria e che apre a scenari estremamente incerti sia sul piano societario che su quello sportivo, addirittura oggi è stato sospeso l'allenamento previsto e pertanto staff tecnico e giocatori sono stati rimandati a casa in attesa di nuove comunicazioni.
Le dinamiche che ruotano attorno a questa vicenda e che si paleseranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni rischiano di turbare e non poco il mondo sportivo ternano. Per capire come, andiamo a vedere cosa comporta la decisione dei vertici della sqaudra umbra che hanno deciso di mettere in liquidazione la società.
Nel momento in cui una società calcistica entra in liquidazione volontaria, si interrompe di fatto la normale attività d’impresa e viene nominato un liquidatore con il compito di gestire la fase finale della vita societaria.
Nel caso della Ternana, questo significa che ogni decisione economica e amministrativa non è più nelle mani della precedente governance, ma passa sotto il controllo di una figura terza che deve occuparsi della ricognizione dei debiti, della gestione dei creditori e dell’eventuale valorizzazione degli asset ancora presenti.
In termini pratici, il club continua ad esistere giuridicamente, ma non opera più come una società sportiva “ordinaria”, entrando in una fase in cui l’obiettivo principale diventa la sostenibilità immediata o la possibile cessione.
Una società calcistica arriva alla liquidazione quando non riesce più a garantire la propria continuità economica. Nel caso della Ternana, la situazione è maturata nel tempo a causa dell’accumulo di debiti, della mancanza di nuove ricapitalizzazioni e dell’assenza di un intervento immediato da parte di nuovi investitori.
Quando la struttura finanziaria diventa insostenibile e non ci sono risorse sufficienti per coprire la gestione ordinaria, la liquidazione diventa una strada obbligata per evitare un dissesto ancora più disordinato, anche se non garantisce affatto la continuità sportiva.
Dal punto di vista sportivo, la liquidazione incide direttamente sulla gestione della stagione in corso. La squadra può teoricamente proseguire l’attività sotto la supervisione del liquidatore, ma tutto dipende dalla capacità reale di garantire la copertura dei costi minimi necessari per completare il campionato.
In situazioni come questa, l’incertezza diventa totale, perché la continuità non è più una certezza ma una variabile legata alla sostenibilità economica giorno per giorno. È proprio in questo contesto che entrano in gioco anche le valutazioni degli organi federali, che possono intervenire in caso di impossibilità di garantire i requisiti richiesti.
Anche la posizione dei tesserati diventa estremamente fragile. Se la situazione dovesse peggiorare, i contratti dei calciatori potrebbero essere risolti e i giocatori diventerebbero svincolati, liberi di accasarsi altrove senza vincoli. In uno scenario meno drastico, invece, la squadra potrebbe portare a termine la stagione, anche grazie a strumenti di tutela previsti dal sistema federale, ma con evidenti difficoltà gestionali.
Il punto più importante riguarda però il futuro sportivo del club. In caso di perdita del titolo professionistico, la ripartenza non avverrebbe automaticamente dalla Serie D, ma molto probabilmente dall’Eccellenza, cioè il massimo campionato regionale.
Per poter ripartire dalla Serie D, infatti, non basterebbe una semplice iscrizione, ma sarebbe necessario acquisire il titolo sportivo di una società dilettantistica già militante nella categoria, operazione che deve avvenire all’interno di precisi vincoli territoriali e con l’approvazione degli organi federali competenti. Si tratta di un percorso complesso, non scontato e soprattutto legato alla disponibilità di società locali disposte a cedere il proprio titolo.
Lo scenario più grave, però, resta quello dell’estromissione dal campionato. Qualora la società non fosse in grado di garantire la continuità economica o venissero meno i requisiti necessari per l’iscrizione e la prosecuzione dell’attività, la Ternana potrebbe essere esclusa direttamente dalla competizione in corso, con conseguenze immediate e definitive sul piano sportivo.
Conseguenze che ricadebbero anche sul duo di testa della classifica che si stanno giocano lapromozine diretta.
L'Arezzo beneficerebbe dell'esclusione della Ternana (la squadra toscana ha perso e pareggiato con la Ternana in campionato pertanto nadrebbe a perdere solo il punto guadaganto nel pareggio).
L'Ascoli sarebbe condannata ai playoff e a lasciare la lotta promozione (la squadra marchigiana ha vinto tutti e due gli incontri contro la Ternana in campionato e per questo verrebbe privata di sei punti).
Il futuro del club resta quindi sospeso tra poche ipotesi concrete. La prima è quella di un intervento esterno capace di garantire la continuità societaria attraverso una nuova proprietà.
La seconda è una ripartenza dai dilettanti, con ogni probabilità dall’Eccellenza o, in alternativa, dalla Serie D attraverso operazioni straordinarie sul titolo sportivo. La terza, più drammatica, resta quella della cessazione dell’attività sportiva professionistica.