Il maestro scozzese dell'angst è tornato. Dopo aver trasformato il suo trauma in un fenomeno internazionale con “Baby Reindeer”, Richard Gadd torna sul piccolo schermo con “Half Man”, nuova miniserie HBO che spingerà ancora una volta sui confini del dramma psicologico.
L’autore rimane fedele alla sua scrittura cruda, disturbante e profondamente emotiva, che mette al centro mascolinità tossica, violenza e relazioni malate. Non stupisce, quindi, che in molti si stiano chiedendo se anche questa storia nasconda un vissuto reale dietro la finzione televisiva e quanto della vita di Gadd si rifletta nei personaggi di “Half Man”.
A differenza di “Baby Reindeer”, che era esplicitamente ispirata alle esperienze personali di Gadd e al suo one‑man show autobiografico, “Half Man” non è venduta come un racconto “based on a true story”. Proprio perché non è un dramma autobiografico, “Half Man” non potrà contare sull’effetto traino delle controversie reali che hanno alimentato il successo di “Baby Reindeer”.
Gadd ha presentato “Half Man” come una storia originale, totalmente di finzione, che conserva però lo stesso approccio radicale alla psicologia dei personaggi. Il focus non è il “riconoscere” persone reali, ma esplorare sempre i temi del trauma, della colpa, della violenza e, qui, anche della relazione tossica e della mascolinità dei protagonisti.
Gadd ha evidenziato soprattutto due aspetti: “Half Man” non è autobiografica e, sul piano narrativo, è “significativamente diversa” da “Baby Reindeer”, nonostante mantenga un tono intenso e disturbante. La serie segue Niall (Jamie Bell), la cui vita viene sconvolta quando il fratello “non di sangue” Ruben (interpretato dallo stesso Gadd) si presenta al suo matrimonio. Proprio lì si apre un vaso di Pandora di eventi che ci costringerà a ripercorrere quarant’anni di rapporto tra i due, dagli anni ’80 a oggi.

"Half Man", immagine tratta direttamente dal trailer.
Gadd ha lavorato ancora una volta come creatore, sceneggiatore, protagonista e produttore esecutivo all'opera, cercando di portare nella nuova serie la stessa onestà emotiva che ha tanto caratterizzato “Baby Reindeer”. Anche la sua trasformazione fisica – il personaggio di Ruben appare più massiccio e minaccioso – è stato un forte cambio di registro rispetto al personaggio di Donny.
“Half Man” potrebbe rivelarsi una sorta di “Baby Reindeer” di HBO perché ritrova alcuni tratti distintivi: due personaggi principali, struttura su più linee temporali, focalizzazione su identità e conseguenze del suo soffocamento, violenza psicologica e fisica.
Guardando il trailer, poi, si ha subito la percezione che ci sia uno dei due personaggi che è perseguitato dall'altro:
Ciò che manca è il legame diretto con una “true story”: la serie punta meno sull’effetto voyeuristico da storia vera e più sulla potenza del racconto e sulla psicologia dei personaggi immaginari.
“Baby Reindeer” aveva dato infatti il via a una vera e propria “caccia al reale” – tutti volevano capire cos'era vero e cosa no – “Half Man”, da questo punto di vista, dovrebbe essere meno criticabile, più protetto e libero di usare la violenza narrativa senza che questa venga letta come cronaca da osservare con diffidenza.
In entrambi i casi, però, l’obiettivo di Gadd resta quello di raccontare la fragilità di certi rapporti che diventano ossessivi e pericolosi.
“Half Man” è una miniserie in sei episodi co‑prodotta da HBO e BBC, con uscita fissata al 23 aprile 2026 su HBO/HBO Max e distribuzione parallela sui canali BBC nel Regno Unito.
Alla luce del successo di “Baby Reindeer” – ancora considerata una delle serie più incisive degli ultimi anni, che ha raggiunto un bel 99% su Rotten Tomatoes e diversi Emmy – le aspettative su “Half Man” sono altissime.
Se Gadd riuscirà davvero a combinare la libertà della pura finzione con la stessa intensità emotiva del suo esordio televisivo, “Half Man” potrebbe diventare il nuovo fenomeno seriale di HBO, pur senza essere “tratta da una storia vera”.