Se c'è lui deve per forza lasciare il segno. È questo quello che si dicono gli spettatori a leggere la firma di Richard Gadd, il creatore di “Baby Reindeer”, su “Half Man”, la nuova attesa miniserie HBO/BBC. Già sulla carta profuma di caso che lascerà parlare di sé. Al centro della trama ci sono due uomini legati da una relazione più forte del sangue, da un'amicizia‑fratellanza che attraversa quarant’anni di vita.
Si trattano qui i temi di infanzia, amicizie ambigue, famiglie complicate e rapporti che salvano e che distruggono.
La violenza, intanto, serpeggia dietro le porte chiuse di casa, con una mascolinità tossica sempre presente e messa costantemente alla prova, raccontata con uno sguardo crudo, emotivo, molto diretto, nel vero stile di Gadd, che torna a fare ciò che gli riesce meglio: scavare nelle crepe dell’animo umano.
Al centro di “Half Man” ci sono Niall (Jamie Bell) e Ruben (Richard Gadd), definiti “fratelli” pur non essendo legati dal sangue, ma da un rapporto che nasce quando sono giovanissimi e in circostanze difficili. Da ragazzi sono inseparabili: uno è feroce e leale, l’altro più timido e pacato, e insieme cercano di sopravvivere a un contesto familiare e sociale molto duro, in una Scozia che vediamo cambiare dagli anni ’80 a oggi.
La serie si apre nel presente, il giorno del matrimonio di Niall: l’arrivo del tutto inaspettato di Ruben, dopo un lungo periodo di lontananza, innesca una tensione enorme che sfocia in un atto di violenza improvvisa.
Ed è questo episodio a catapultare lo spettatore indietro nel tempo, attraverso continui salti temporali, per ripercorrere circa trent’anni di alti e bassi di questa relazione disfunzionale tra i due protagonistti: dall’incontro da adolescenti alla rottura da adulti, con tutti i momenti belli, brutti, terribili lungo il percorso.
Guardando il trailer, si capisce quanto entrambi si siano resi la vita difficile e, in particolare uno dei due, sembra perseguitare psicologicamente e fisicamente l'altro (il personaggio intepretato da Gadd):
“Half Man” è un dramma in sei episodi che usa la struttura del racconto a più linee temporali e ci mostra da vicino la fragilità dei legami maschili e il modo in cui amicizia, lealtà e senso di identità vengono messi a dura prova dal tempo, dal contesto sociale e dalla violenza, fisica e psicologica.
Niall e Ruben sono “mezzi uomini” perché costantemente divisi tra ciò che sentono di essere e quello che il mondo chiede loro di diventare: dei figli, dei fratelli, dei partner, uomini che devono “reggere il colpo”. E forse anche perché, nonostante il rapporto tossico, senza l'altro si sentono divisi a metà?
Come in “Baby Reindeer”, Gadd torna a parlare di trauma, di senso di colpa e identità, e usa pure qui dei flashback con avanti‑indietro temporali per spiegare perché i personaggi si comportano in un certo modo nel presente. Ma, a differenza della serie Netflix, l’attenzione è meno sulla spettacolarizzazione del “true crime” e più sulle conseguenze della violenza sui legami più stretti, "sull'amicizia" tra i due protagonisti.
“Half Man” è coproduzione HBO/BBC in sei episodi, diretta da Alexandra Brodski ed Eshref Reybrouck, e debutterà su HBO Max (e in parallelo su BBC iPlayer, BBC One e BBC Scotland) il 23 aprile 2026.
L’accostamento immediato a “Baby Reindeer” nasce, per forza di cose, per via del ritorno di Richard Gadd come creatore, protagonista e produttore esecutivo, e dall’uso di un linguaggio duro, emotivamente disturbante, che indaga identità e traumi con la stessa radicalità che ha reso la sua serie Netflix un fenomeno mondiale.
“Half Man” potrebbe essere “la prossima Baby Reindeer” perché, bene o male, applica la stessa precisione autoriale a una storia diversa: un dramma che potrebbe colpire altrettanto forte, grazie alla chimica tra Gadd e un Jamie Bell in questo ruolo intenso e fisicamente trasformato.