Il Pd metropolitano di Milano ha detto chiaro e tondo che bisogna rompere ogni legame con Israele.
Per questo, ha votato anche un documento in cui chiede al Comune la sospensione del gemellaggio che intercorre tra il capoluogo lombardo e Tel Aviv.
Il caso l'ha portato alla luce ieri l'ex parlamentare Emanuele Fiano, facendo intendere di essere pronto a lasciare il partito per questa presa di posizione.
Oggi, però, in un'intervista a Repubblica, ha chiarito la sua posizione.
Il giorno dopo la bufera scatenata dal documento votato dal Pd metropolitano di Milano con il quale si invita la giunta Sala a sospendere lo storico gemellaggio della città meneghina con Tel Aviv, Emanuele Fiano ha fatto un mezzo passo indietro.
Ieri, con un post sui suoi canali social, aveva fatto intendere di non voler più rimanere nel partito.
Oggi, però, ha annacquato la sua posizione.
A Miriam Romano che l'ha intervistato per Repubblica, ha dichiarato:
Ciò che Fiano contesta al Pd milanese è di aver fatto una "semplificazione".
Da Pierfrancesco Majorino al segretario locale del partito, Alessandro Capelli, il gemellaggio con Tel Aviv non s'ha più da fare in quanto non bisogna essere complici della guerra e del "governo stragista e genocida" di Netanyahu.
Ma Fiano ha fatto presente questo:
Per Fiano, che oggi ricopre la carica di presidente dell'associazione "Sinistra per Israele", si rischia di isolare chi, all'interno di Israele, si batte contro il governo in carica:
Ciò che preme sottolineare a Fiano è che "a Tel Aviv centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra a Gaza prima e ora in Iran e Libano, hanno manifestato contro Netanyahu e i suoi ministri razzisti e reazionari".
Il no al gemellaggio, quindi, per lui, "è una ferita profonda", perché confonde ancora una volta un'intera popolazione con chi la rappresenta temporaneamente, con sullo sfondo l'ombra dell'antisemitismo che si allunga inevitabilmente.
Ma anche questa battaglia Fiano sembra intenzionato a combatterla ancora all'interno del Pd.