Dopo il disastro della nazionale e la mancata qualificazione ai mondiali 2026, l'Italia ha vissuto una vera e propria rivoluzione interna. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha salutato e con lui anche il capo delegazione, Gianluigi Buffon.
L'unico ad essere rimasto ancora in nazionale è Leonardo Bonucci, ex difensore della Juve che ha scelto di rimanere e provare a risollevare una situazione a dir poco disastrosa. Ma perché Bonucci non ha lasciato insieme al suo collega e amico Buffon? Scopriamo i dettagli e le motivazioni.
Dopo l’uscita di scena di diverse figure chiave, in molti si sono chiesti perché anche Bonucci non abbia seguito la stessa strada. La risposta è legata alla natura del suo ruolo. L’ex difensore, infatti, non occupa una posizione politica o dirigenziale stabile, ma è inserito in un percorso di formazione all’interno del Club Italia. Dal ottobre 2024 Bonucci sta svolgendo uno stage che lo porta a lavorare a stretto contatto con diverse selezioni azzurre, dalle giovanili fino alla nazionale maggiore.
Si tratta di un percorso concordato con la Federazione, finalizzato al completamento delle ore necessarie per il Master di Coverciano. Proprio questo aspetto rende la sua posizione diversa rispetto a quella di altri dirigenti dimissionari. Bonucci viene assegnato alle varie squadre in base alle esigenze organizzative, come accaduto anche con il ct Gennaro Gattuso. Il suo incarico non è quindi legato ai cambiamenti interni alla FIGC, ma a un percorso tecnico già stabilito.
Un altro elemento importante riguarda i costi. L’eventuale addio di Bonucci non avrebbe inciso in maniera significativa sui conti della Federazione. Il suo ruolo, infatti, ha un impatto economico limitato, proprio perché inserito in un contesto formativo.
Il contratto dell’ex difensore scadrà il 30 giugno 2026. Fino a quella data, il suo percorso proseguirà regolarmente, indipendentemente dagli avvicendamenti ai vertici federali. Solo successivamente si valuterà se proseguire o meno insieme.
Nel frattempo, l’attenzione si sposta sul futuro della FIGC e sulla scelta del nuovo presidente. Il nome più forte è quello di Giovanni Malagò, sostenuto da una larga parte dei club di Serie A.
Malagò, già alla guida del CONI, sembra avere un ampio consenso da parte di quasi tutti. La decisione finale sarà decisiva anche per il futuro di Bonucci, che resta in attesa di capire il suo ruolo nella nuova struttura federale.