Le ricerche di Alessandro Venturelli, il giovane scomparso da Sassuolo nel 2020, proseguono incessantemente.
Roberta Carassai, madre dell’oggi ventiseienne e presidente dell’associazione Nostos, nata per offrire aiuto e supporto ai familiari che vivono lo stesso dolore, ha preso una decisione importante.
La donna ha inviato una PEC alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, appellandosi sia al suo ruolo istituzionale sia alla sua sensibilità di madre.
Tag24 ha raccolto il suo intervento, insieme a quello di Marc Di Maggio, vicepresidente dell’associazione, in un’esclusiva video-intervista di approfondimento, di cui alcuni estratti sono stati riportati nell’articolo dedicato.
Le seguenti dichiarazioni sono state rilasciate in esclusiva a Tag24 e nascono da una comunicazione diretta con Roberta Carassai e Marc Di Maggio.
«Lunedì, a Pasquetta, ho preso coraggio e ho deciso di inviare una PEC alla Presidente del Consiglio», spiega mamma Roberta.
«Mi sento totalmente abbandonata dalle istituzioni. Per loro siamo gli invisibili: i nostri figli e le nostre famiglie addolorate», specifica.
«Solo lei può fornirci, con il dovuto rispetto per la sua autorità, l’aiuto e il supporto necessari. Tutto quello che ho ricevuto fino a ora sono state soltanto parole».
«Due settimane dopo la scomparsa di Alessandro, mi creda, mi è stato detto: “Stiamo cercando un corpo”, come se mio figlio fosse già morto», prosegue Roberta.
«Per me non è morto, è ancora vivo, ovunque lui sia: lontano dal mondo digitale, dai mass media, isolato chissà dove».
«Aveva vent’anni al momento della scomparsa. Si sapeva che negli ultimi giorni Alessandro stesse vivendo uno stato di fragilità, ma la sua salute mentale non è stata ritenuta abbastanza importante da spingere chi di dovere a cercarlo con la necessaria assiduità».
«Sono anni che combatto per il mio Alle, per ritrovarlo, per dargli quell’abbraccio per il quale mi sveglio ogni giorno», afferma mamma Roberta.
«Ricordiamo sempre che Alessandro deve essere cercato con empatia, rispetto e sensibilità, non in modi scorretti», incalza Di Maggio.
«Alla Presidente del Consiglio chiedo di pensare come politica e come madre: cosa farebbe se fosse al mio posto? Accolga la mia richiesta, cambi le cose per me e per tutte le persone che attendono di ritrovare un proprio caro», conclude.