La tregua annunciata ieri da Trump in Medio Oriente è fragilissima. E, per Marco Travaglio, di sicuro non sufficiente a nascondere il verdetto della guerra scatenata da Usa e Israele contro l'Iran 38 giorni fa: Washington e Tel Aviv hanno perso.
Il direttore del Fatto Quotidiano non ha dubbi: Teheran è più forte oggi rispetto a un mese e mezzo fa. Con buona pace di Giorgia Meloni e di Ursula von der Leyen che, in questa vicenda, sono state solo delle comparse.
Il mondo si interroga se la tregua di due settimane annunciata ieri dal presidente Trump possa reggere e portare a una vera pace in Medio Oriente o, quantomeno, a uno stato di non belligeranza come è stato per Gaza dopo il summit di Sharm el-Sheikh dello scorso ottobre.
Ma Marco Travaglio, oggi, nel suo consueto editoriale, ha già emesso il verdetto finale di chi è il vincitore della guerra in Iran: il regime degli ayatollah:
A tal proposito, il direttore del Fatto tiene a far sapere che Xi Jinping e Putin sono ben diversi: loro "parlano poco, ma poi mantengono".
Ma perché Travaglio sostiene che la partita della guerra si è risolta con uno 0-3 subito da Trump e Netanyahu?
E invece? Trentotto giorni di guerra dopo, quale situazione abbiamo davanti?
Ma non solo: Travaglio ricorda che non c'è stato alcun regime change, i mullah non si sono convertiti né al cristianesimo né all'ebraismo, l'Islam non è stato abolito, non si è instaurato alcun governo liberaldemocratico, non c'è stato alcun addio all'arricchimento dell'uranio, né si sono visti "oppositori in trionfo, ragazze truccatissime coi capelli al vento, petrolio gratis e chiù pilu per tutti".
E se Trump e Netanyahu hanno perso la guerra, secondo Travaglio, chi, insieme a loro, ha perso la faccia?
Ma su di loro il direttore ha deciso di non soffermarsi: