Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia decedute rispettivamente il 28 e 27 dicembre 2025 all'ospedale Cardarelli di Campobasso. La Procura di Larino sta indagando con l'ipotesi di reato di duplice omicidio volontario: secondo l'ultima ricostruzione, le donne potrebbero essere state avvelenate con la ricina.
Oggi, 8 aprile 2026, sono stati ascoltati dalla Squadra Mobile, a Campobasso, Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, insieme alla figlia maggiore Alice.
Gli investigatori, coordinati da Marco Graziano, hanno chiesto nuovamente di ricostruire quanto accaduto nelle giornate del 23 e 24 dicembre, prima che le vittime si sentissero male. Come riporta Il Corriere della Sera, la tesi è che le due donne siano state avvelenate con una quantità tale da causarne la morte rapidamente.
Sono ore cruciali per gli inquirenti e l’attività prosegue su più fronti. Nei giorni scorsi, sono state sentite dalla Mobile una ventina di persone, parenti e amici della famiglia.
Oggi è il turno di padre e sorella, ma senza avvocato.
Secondo Paolo Lanese, legale dello studio Messere che assiste i Di Vita, il fatto stesso che siano stati convocati in questura senza la presenza di un avvocato "dimostra palesemente che non sono indagati e che si procede ancora contro ignoti”, ha dichiarato all'Adnkronos.
Sotto la lente degli investigatori ci sarebbero due pasti, riferisce sempre il Corriere: quelli consumati il 23 e il 24 dicembre, dato che le due vittime si sono sentite male la mattina di Natale.
La sera del 23 la figlia maggiore Alice, l'unica a non aver accusato sintomi, non era a tavola con i familiari, ma era uscita per cenare fuori con alcuni amici.
L'attenzione si concentra anche sui regali che Gianni Di Vita, commercialista molto conosciuto in zona ed ex sindaco di Pietracatella, dove vive la famiglia, avrebbe ricevuto per Natale. Tra questi, conserve e confetture.
Il mistero di Pietracatella non ha ancora una spiegazione chiara e, a distanza di tre mesi, non ci sono persone indagate.
sottolinea l'avvocato Lanese.