08 Apr, 2026 - 12:33

Nomine MEF 2026, al via la grande abbuffata delle poltrone: 842 nomine, 155 società e 206 miliardi in gioco

Nomine MEF 2026, al via la grande abbuffata delle poltrone: 842 nomine, 155 società e 206 miliardi in gioco

Altro che primavera: nei palazzi romani è già stagione di poltrone in fiore. Mentre l’opinione pubblica sonnecchia tra bollette e bonus, nei corridoi ovattati del Tesoro si prepara una delle più imponenti tornate di nomine degli ultimi anni. I numeri fanno girare la testa: 842 incarichi da rinnovare, 155 società coinvolte, 206 miliardi di ricavi. Tradotto: una macchina da guerra che muove potere, carriere e – soprattutto – equilibri politici.


Le big nel mirino: energia, difesa e finanza


Non è solo una questione di quantità, ma di peso specifico. Dentro questo gigantesco risiko siedono le big di Stato: Eni, Enel, Leonardo, Poste Italiane, Terna, Banca Monte dei Paschi di Siena. Non proprio il circolo bocciofilo sotto casa: qui si decidono strategie industriali, assetti finanziari e – inutile girarci intorno – quote di influenza.


Il retroscena: trattative, equilibri e soliti noti


Dietro le cifre ufficiali, però, si muove il vero spettacolo: il retroscena delle trattative. Perché ogni sedia non è solo una nomina, ma un compromesso. Ogni consiglio d’amministrazione è il risultato di un equilibrio chirurgico tra politica, tecnici, correnti e – spesso – vecchie conoscenze. Il mantra è sempre lo stesso: “continuità”. Tradotto dal burocratese: riconferme, ricollocamenti e giri di valzer tra i soliti noti.
Il dato che colpisce è la progressione: nel 2026 si arriva a 214 organi da rinnovare, ben più dei 187 del 2025. Un’escalation che trasforma questa tornata in una sorta di “anno zero” del potere pubblico economico. E infatti le telefonate si moltiplicano, le liste si allungano, i dossier si incrociano. Non c’è ministero, partito o area di influenza che non stia provando a piazzare la propria pedina.


Quote rosa in crescita, ma il comando resta blindato


Poi c’è la questione del "genere". Ufficialmente, un successo: le donne raggiungono il 38,2%, in crescita costante. Ma anche qui, sotto la superficie, la partita è più complessa. Perché se è vero che la presenza femminile aumenta, è altrettanto vero che le posizioni chiave restano saldamente presidiate. Più equilibrio, certo. Ma il comando? Ancora materia da redistribuire.


206 miliardi di ricavi: il vero potere delle nomine


Il vero nodo, però, è un altro: il peso economico. Le società coinvolte macinano 16,5 miliardi di utili e oltre 288 mila dipendenti. Un piccolo Stato nello Stato. E chi siede nei consigli non gestisce solo bilanci, ma orienta filiere, investimenti e – indirettamente – consenso.
Ecco perché questa tornata di nomine non è una semplice routine amministrativa, ma una partita strategica nazionale. Chi controlla queste leve, controlla una fetta rilevante dell’economia italiana. E in tempi di transizione energetica, digitale e geopolitica, il valore di queste scelte raddoppia.


Il finale già scritto: cambiano i nomi, non il sistema


Nel frattempo, mentre i comunicati parlano di “procedure trasparenti” e “criteri oggettivi”, nei retrosaloni romani si continua a lavorare secondo un copione noto: equilibri, compensazioni e qualche sorpresa dell’ultima ora. Perché, come sempre, le nomine pubbliche in Italia sono un’arte sottile: metà tecnica, metà politica, e un pizzico di teatro.
Morale della favola? I numeri sono pubblici, ma il vero gioco resta dietro le quinte. E mentre scorrono le settimane verso le assemblee, una cosa è già certa: le poltrone cambieranno nome, ma il sistema – quello – sa sempre come restare in piedi.

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