Il figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle, Davide Casaleggio, entra a gamba tesa nella battaglia tra Conte e Grillo e ‘sconfessa’ l’attuale guida del Movimento 5 Stelle.
Anche lui come l’ex garante e fondatore M5S, chiede all’ex premier di restituire il simbolo che racconta di una stagione a suo giudizio tramontata.
“Una grandiosa avventura con valori che oggi non esistono più.”
La definisce il figlio di Gianroberto Casaleggio in un’intervista pubblicata oggi – mercoledì 8 aprile – sul Corriere della Sera.
Un’intervista in cui non si sottrae al confronto con Giuseppe Conte che secondo lui “sarebbe un ottimo leader per il Pd”.
Ecco cosa ha detto Davide Casaleggio e perché secondo l’imprenditore italiano Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle dovrebbero fare un passo indietro e restituire nome e simbolo del Movimento a Beppe Grillo.
Davide Casaleggio interviene nella ‘contesa’ per il simbolo del Movimento 5 Stelle tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, tra passato e presente del partito.
Il figlio del co-fondatore sta dalla parte dell’ex garante quando invita gli attuali vertici pentastellati a restituire il simbolo perché l’evoluzione ha portato il movimento ad essere qualcosa di diverso dalle premesse iniziali.
spiega Casaleggio. E aggiunge:
Insomma, se il partito guidato da Giuseppe Conte è cambiato e si è evoluto in qualcosa di diverso dal progetto originario, allora, dovrebbe avere il coraggio di portare questa evoluzione fino in fondo e lasciare andare logo e nome per trovarne uno più corrispondente all’attuale fisionomia.
Rispondendo ad una domanda sulla candidatura di Giuseppe Conte alla leadership del campo progressista, il figlio di Gianroberto Casaleggio, ha detto di avere sempre pensato che “sarebbe un ottimo leader per il Pd”.
Referendum a cui Casaleggio, tra l’altro, ha detto di aver votato Sì, “in coerenza con il programma del M5S del 2018”, ponendo ulteriore distanza dalla linea dell’attuale dirigenza pentastellata.
E poi c’è il tema dell’alleanza con il Pd che i nostalgici del M5s delle origini continua a non digerire. Non piace la costruzione dell’alternativa del campo largo che Casaleggio dice di vedere ‘sempre più stretto’.
È di questi giorni la notizia della decisione di Beppe Grillo di portare il suo ex Movimento in Tribunale per riprendersi nome e simbolo.
Non è chiaro se per ‘rottamarlo’ definitivamente come aveva minacciato di fare nel 2024 - quando la Costituente M5s si apprestava ad estrometterlo definitivamente per consegnare le chiavi a Giuseppe Conte – o se per ricominciare da dove il percorso si è interrotto per prendere una strada diversa da quella immaginata dal fondatore.
Lo scorso 31 marzo il comico genovese e l’associazione Movimento 5 Stelle Genova hanno notificato l’atto di citazione presso il tribunale di Roma. Il processo si aprirà a luglio e, qualora il giudice dovesse accogliere le richieste di Grillo e dell’associazione genovese, il partito guidato da Giuseppe Conte sarebbe costretto a cambiare nome e simbolo.
L’atto di citazione rappresenta solo l’ultimo capitolo di uno scontro che è insieme politico e personale. Da un lato Grillo accusa Conte di aver snaturato il Movimento; dall’altro Conte contesta al fondatore di aver utilizzato il proprio ruolo per ostacolare le decisioni collettive e limitare la democrazia interna.