C’è un momento esatto in cui nella mente umana il malessere si trasforma in odio cieco, brutale come l’ira di Dio, feroce come la bocca insanguinata di una tigre a caccia. Dietro la rabbia si nasconde qualcosa di profondamente demoniaco, soprattutto se quella collera è stata concepita nel grembo della disperazione. Fin dove è possibile sopportare la sadica meschinità altrui, le umiliazioni più mortificanti, le violenze e gli abusi, prima che la furia scoppi alla maniera di un vulcano in eruzione, manifestandosi, copiosa e inarrestabile, come una colata di lava incandescente?
Uno dei primissimi film a portare in scena il passaggio dal dolore al furore delirante è stato Carrie – Lo sguardo di Satana (1976), diretto dal regista Brian De Palma, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King. Forse, il periodo in cui l’essere umano impara davvero a misurarsi con le mortificazioni più cattive e degradanti è l’adolescenza. Carrie, nella ricostruzione dell’inferno vissuto dai ragazzi bullizzati alle superiori, è perfettamente calzante. Ma se per la protagonista del libro di King l’arma per punire i suoi vessatori è la telecinesi, negli Stati Uniti c’è un fenomeno assai diffuso che spesso scaturisce dalle medesime ragioni: sto parlando delle sparatorie nelle scuole.
Negli ultimi ventisei anni sono stati oltre 1300 i casi di sparatorie scolastiche commesse da uno o più studenti degli istituti in cui si sono verificate le aggressioni a mano armata, spesso, purtroppo, con morti e feriti gravi. E se da un lato è importante attribuirne la paternità anche alla libera circolazione delle armi da fuoco negli Stati Uniti, non possiamo non calcolare l’impatto devastante del bullismo sulle menti giovanissime e, in molti casi, fragili. Nel trionfo della banalità più semplicistica, la violenza non è mai giustificata, ma perché questo non viene sottolineato quando è psicologica o commessa in maniera goliardica dal branco ai danni del singolo?
Quindi, vi ripeto la domanda: fin dove si può sopportare prima di esplodere? Badate bene, non sto giustificando in nessun modo il gesto di impugnare un’arma e sparare sulla folla, ma per far sì che un simile atto smetta di verificarsi bisogna collettivamente prendersi la responsabilità del malessere giovanile, di sovente taciuto e ignorato. Altrimenti il rischio è di veder crescere sempre più William Foster di Un giorno di ordinaria follia (1993).
Come reagireste se veniste a sapere che il vostro partner, ai tempi del liceo, aveva programmato di commettere una strage nella sua scuola? Se lo conosceste abbastanza da sapere che non è una persona aggressiva, indaghereste a fondo per comprenderne le ragioni (seppur ingiustificabili) o tronchereste di netto il rapporto? È da qui che parte The Drama, il quarto lungometraggio del regista norvegese Kristoffer Borgli. Seconda pellicola prodotta negli Stati Uniti dopo Dream Scenario (2023), con Nicolas Cage nel ruolo protagonista, al centro della narrazione troviamo il duo Zendaya-Pattinson che interpreta una coppia prossima al matrimonio. Durante una cena per scegliere le portate del ricevimento di nozze, verrà fuori un segreto inquietante appartenente al passato di uno dei fidanzati.
Kristoffer Borgli, come di recente è avvenuto nel panorama del cinema norvegese, ha già dato prova di sapersi districare nella ricostruzione del malessere psichico e più in generale dei lati oscuri della mente umana. Come, ad esempio, in Sick of Myself (2022), la disturbante pellicola che ritrae il narcisistico (e distruttivo) desiderio di apparire ai tempi dei social media. Con The Drama torna una seconda volta ad analizzare le dinamiche all’interno delle relazioni sentimentali, ma stavolta scavando a mani nude nell’intimità dei pensieri dell’uno nei riguardi dell’altro, quando una rivelazione inaspettata sconvolge l’ideale romantico che ci si era fatti in merito al partner. E se non è poi così vero che tutto è perdonabile, è legittimo giudicare qualcuno senza prima cercare di comprendere le motivazioni che spingono ai pensieri peggiori?
The Drama, pur partendo come una commedia romantica, da subito si caratterizza con un ritmo sostenuto che cattura l’attenzione dello spettatore. Man mano che i minuti avanzano trasmuta in commedia nera, affrontando temi estremamente cupi, che vanno ben oltre il semplice pregiudizio. L’aspetto che ho trovato più calzante è la rappresentazione del meccanismo da incubo che si crea fra due individui legati in un’unione sentimentale, quando uno non ha il coraggio di esprimere i propri timori e il desiderio di allontanarsi e l’altro, spaventato, rimane timidamente a supplicare conferme, percependo l’imminente abbandono. La quarta opera di Borgli ci racconta l’amore quando si sfalda, le paure che diventano veleno, le influenze esterne che deteriorano i rapporti a due, intossicandoli fino a farli appassire.
E se per Borgli la domanda da porsi è: qual è la cosa peggiore che avete mai fatto? Io vi lascio con altri due quesiti: qual è la cosa peggiore che avete mai immaginato di fare? E avreste il coraggio di confessarla a qualcuno? Per The Drama, 4,2 stelle su 5.