Dopo aver incastrato Giuseppe Conte a pranzo con l'emissario di Trump, Mario Sechi paragona il centrosinistra a una torre di Babele.
Il Campo largo ha vinto il referendum sulla riforma della Giustizia, certo. Ma ora che dovrebbe passare dalla fase distruttiva a quella costruttiva facendo proposte attorno a un leader riconosciuto da tutta la coalizione, torna ad annaspare.
Anzi: secondo Sechi, torna a parlare lingue diverse.
Mario Sechi, in apertura del suo editoriale di oggi, si chiede come si regolano i rapporti tra i partiti del Campo largo.
Se il centrosinistra aspira davvero a prendere il posto del centrodestra al governo in occasione delle elezioni politiche del 2027, deve pur condividere delle regole.
Fatto sta che così non è, a detta del direttore di Libero: ci sono più dati di cronaca a confermarlo.
Il primo è quello derivante proprio dallo scoop messo a segno in settimana dal suo giornale, che ha beccato Giuseppe Conte attovagliato con l'emissario di Donald Trump.
Il secondo dato di cronaca rievoca un editoriale apparso in settimana sul Corriere della Sera a firma di Paolo Mieli, con cui si invitava Elly Schlein a evitare le primarie e a lasciare spazio, per la leadership della coalizione, proprio all'Avvocato del Popolo:
Per Sechi, poi, ci sono due vecchi dirigenti del Pd come Goffredo Bettini e Rosy Bindi che vanno in direzioni opposte:
Al contempo, boccia l'idea di Bindi di fare di Bersani una sorta di papa straniero. Per lui, "è una ricerca verticistica, irrealistica, inopportuna del cosiddetto federatore".
Nel Pd, allora, c'è chi nemmeno tanto sottotraccia lavora per Giuseppe Conte candidato premier al posto di Elly Schlein?
Per Sechi, la risposta è sì, visto che a Bettini si affinca anche Franceschini. Tuttavia:
Come dire: vedere che nel Pd, il primo partito del centrosinistra, una buona parte di esso lavora per la leadership del presidente del Movimento Cinque Stelle, è quantomeno curioso.
Per Sechi, un segnale che il passato, dalle parti del Nazareno, non insegna nulla:
Anche per questo, allora, il Campo largo è una torre di Babele, dove ognuno parla una lingua diversa.
Tanto più che oggi, proprio su Libero, una delle poche esponenti riformiste del Pd, Lia Quartapelle, avverte che se i dem di legheranno ai Cinque Stelle sarà un harakiri politico:
conclude il direttore.