Dopo le fatiche del referendum, Marco Travaglio oggi ha dedicato il suo editoriale di prima pagina del Fatto Quotidiano a Claudia Conte e Matteo Piantedosi, definendoli "Lady Zelig e il segugio".
Per il direttore, chiedere le dimissioni del ministro, paradossalmente, è un'operazione pericolosa. Perché chi viene dopo i dimissionati, generalmente, riesce sempre a far peggio. E, questa volta, spunta addirittura l'ombra di Salvini...
Quindi no, nessuno tocchi Piantedosi, ultimo pollo caduto nelle spire della femme fatale di turno, come se la lezione di Genny fosse passata invano...
Genny, evidentemente, è l'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano che ha dovuto lasciare il suo incarico dopo il caso-Boccia.
Travaglio contro Conte e Piantedosi: per lui sono "Lady Zelig e il segugio"
Ma perché, per Marco Travaglio, Claudia Conte e Matteo Piantedosi sono "Lady Zelig e il segugio"?
Per il direttore del Fatto, il punto della questione è se Piantedosi ha aiutato Conte ad avere tuttii quegli incarichi pubblici che costellano il suo curriculum:
Piantedosi dovrà dimostrare che la miriade di incarichi pubblici collezionati da Lady Zelig - le cui photo opportunity spaziano da papi a cardinali, da ministri a sottosegretari, da politici destri e pidini a mezza vipperia nazionale giù giù fino a un condannato per truffa che scarozzava il mafioso latitante Matacena - erano tutti frutto della di lei bravura e non della di lui infuenza...
Per Travaglio, Piantedosi è "il segugio" proprio per questo motivo:
Con il suo proverbiale fiuto di superpoliziotto, non aveva mai sentito puzza di bruciato...
Ciò di cui può essere contento Piantedosi
Sta di fatto che per Marco Travaglio c'è una cosa di cui Matteo Piantendosi può essere contento: quello di aver preservato, almeno per ora, la sua incolumità fisica, a differenza di quanto accadde a Sangiuliano:
La fidanzata aquinate Claudia Conte, al confronto dell'erinni pompeiana Maria Rosaria Boccia, ha usato un metodo un po' meno cruento per vendicarsi con l'ex amato (per quale torto, ancora non è chiaro): anziché sfregiargli il cranio con la limetta del tagliaunghie, ha optato per un'intervista con coming out. Così, almeno per ora, il capino di Piantedosi rimane intonso...
Tuttavia, a leggere il direttore del Fatto, il ministro farebbe bene a ripararsi dai probabili colpi della moglie e/o della stessa Giorgia Meloni:
Nulla si può prevedere sulle reazioni della consorte e soprattutto della Meloni che, dopo il referendum, appare ancor più fumantina e meno tollerante del solito. Quindi, se qualcuno vedesse il ministro dell'Interno aggirarsi per il Viminale sanguinante o incerottato, un'idea potrebbe farsela...