Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, la Figc si prepara a scegliere il nuovo presidente. Il 22 giugno 2026 si aprirà ufficialmente il nuovo ciclo e cresce l’attesa per capire come ripartirà il nostro calcio dopo la disfatta di Zenica.
Tanta curiosità anche per il sistema di voto, che è articolato e coinvolgerà tutte le componenti del movimento italiano. Scopriamo allora come funziona nei dettagli e cosa ci si potrà aspettare dalle elezioni del prossimo 22 giugno.
Il presidente della Figc viene eletto da un’assemblea composta da 275 delegati. Si tratta di rappresentanti delle diverse realtà del calcio italiano: club di Serie A, Serie B, Lega Pro e Lega Nazionale Dilettanti, oltre a calciatori, allenatori e arbitri. Non tutti i voti, però, hanno lo stesso peso. Il sistema è chiaro: ogni delegato esprime un voto che vale in modo diverso a seconda della componente rappresentata.
Nel complesso, i voti disponibili sono 516. La quota più alta appartiene alla Lega Nazionale Dilettanti. Seguono calciatori e Lega Pro. Serie A e Serie B hanno un peso inferiore dal punto di vista numerico, ma restano comunque determinanti. Anche allenatori e arbitri partecipano con una propria quota.
I delegati delle leghe professionistiche coincidono di solito con i presidenti dei club. Le altre categorie, invece, eleggeranno i propri delegati attraverso votazioni interne. Il voto per il presidente si svolgerà a scrutinio segreto con sistema elettronico e i candidati ufficiali verranno presentati 40 giorni prima dell’elezione.
Per vincere al primo turno servirà una maggioranza molto ampia: il 75% dei voti validi. Se nessuno raggiungerà questa soglia si passerà al secondo turno, dove bastano i due terzi dei voti. Dal terzo scrutinio in poi sarà sufficiente la maggioranza semplice, cioè il 50% più uno. Se nemmeno così si arriverà a una scelta definitiva, si passerà dunque al ballottaggio.
Le dimissioni di Gravina hanno aperto una vera rivoluzione all'interno della Figc. Anche Gianluigi Buffon, capo delegazione degli azzurri, ha salutato spiegando che era giusto fare un passo indietro dopo la figuraccia di martedì. A questo punto tutto dipenderà dal nome del nuovo presidente, chiamato a risanare il nostro calcio e risollevarlo da una situazione critica.