03 Apr, 2026 - 10:03

Garlasco, Sempio verso il processo? Il criminologo Pellegrino: "Il rinvio a giudizio non è scontato: ecco perché"

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Garlasco, Sempio verso il processo? Il criminologo Pellegrino: "Il rinvio a giudizio non è scontato: ecco perché"

È trascorso ormai un anno da quando Andrea Sempio è stato iscritto nel registro degli indagati per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia, riaprendo uno dei casi di cronaca nera più controversi degli ultimi anni.

Nelle prossime settimane si chiuderà la fase delle nuove indagini e ora la domanda che in molti si pongono è se il 38enne, amico del fratello della vittima, sarà rinviato a giudizio, in base a quanto finora emerso. Tra gli indizi a suo carico ci sono, infatti, il DNA trovato sotto le unghie della vittima e l'impronta 33 rinvenuta sul muro adiacente alle scale che portano alla cantina della villetta.

Inoltre, altre novità sarebbero emerse dalla consulenza della professoressa Cristina Cattaneo, depositata lo scorso febbraio in Procura. Secondo l'anatomopatologa, la 26enne si sarebbe difesa a lungo contro il suo assassino, che si sarebbe anche fermato a guardare il suo corpo dall'ultimo scalino. Se questa indiscrezione dovesse essere confermata, quelle tracce di DNA assumerebbero un significato ben preciso. 

Cosa ne pensa Giuseppe Pellegrino, specializzato in Criminologia Investigativa e Scienze Forensi e criminologo per l'investigazione e la sicurezza (AICIS)? L'esperto spiega a TAG24 che è necessario fare una distinzione molto netta tra piano mediatico e piano processuale.

Andrea Sempio e il possibile rinvio a giudizio, il parere del criminologo Pellegrino

Sulla possibilità che Andrea Sempio vada a processo, il criminologo spiega che "il rinvio a giudizio, ai sensi dell’art. 416 c.p.p., non si basa su suggestioni o nuove ipotesi investigative, ma sulla verifica che esista un quadro indiziario tale da sostenere l’accusa in dibattimento, cioè un impianto che superi la soglia della ragionevole sostenibilità in giudizio (la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio prevista dall'art. 533 cpp-). In termini tecnici, eventuali nuovi elementi – come tracce biologiche o riletture della dinamica – devono possedere tre caratteristiche fondamentali: attendibilità scientifica, rilevanza e capacità di inserirsi in modo coerente nel quadro complessivo", sottolinea.

"Non basta che un dato sia 'nuovo': deve essere anche significativo e non ambiguo. Nel caso di Andrea Sempio, il punto centrale è proprio questo: verificare se gli elementi eventualmente emersi siano in grado di superare la soglia della mera possibilità e trasformarsi in indizi gravi, precisi e concordanti. Solo in quel momento si può parlare concretamente di una prospettiva di rinvio a giudizio".

C’è poi un ulteriore profilo, spesso sottovalutato, secondo Pellegrino: l’ingresso di un nuovo soggetto nel procedimento non può limitarsi ad “aggiungersi” alla narrazione esistente.

"Deve essere in grado di sostenere una ricostruzione alternativa credibile e completa, capace di spiegare i fatti meglio – o almeno con pari coerenza – rispetto a quella già accertata. Per poter parlare di rinvio a giudizio servono elementi che non solo chiamino in causa un soggetto, ma che reggano in un sistema probatorio coerente, stabile e privo di contraddizioni rilevanti. Senza questo salto di qualità, si resta nel campo investigativo, non in quello processuale" conclude.

La verità sul delitto è ormai vicina?

Dopo quasi 19 anni dal brutale omicidio di Chiara Poggi, siamo finalmente arrivati alla verità?

"La verità, nei casi complessi come questo, non è mai un punto di arrivo improvviso, ma un processo di avvicinamento progressivo" sostiene l'esperto.

"Dal punto di vista criminologico, siamo in una fase molto delicata: quella in cui nuovi elementi, nuove letture e nuove tecnologie possono dare l’impressione di essere 'a un passo dalla verità'. Ma attenzione: questa è anche la fase più rischiosa, perché è quella in cui il sistema investigativo può essere esposto a sovrainterpretazioni, pressioni mediatiche e letture parziali dei dati. La criminologia investigativa ci insegna che la verità non emerge quando compare un elemento nuovo, ma quando tutti gli elementi – vecchi e nuovi – iniziano a convergere senza contraddizioni rilevanti, secondo quella che in ambito giuridico e forense è definita teoria della convergenza indiziaria, elaborata e costantemente richiamata dalla Corte di Cassazione" afferma.

"È un concetto fondamentale: la verità non è mai un 'indizio che illumina tutto', ma una struttura logica che regge nel suo insieme. Qui entra in gioco anche il principio di Locard: ogni contatto lascia una traccia. Ma la vera sfida non è trovare le tracce – oggi è sempre più facile – bensì interpretarle correttamente all’interno del contesto. Perché una traccia fuori contesto può raccontare una storia completamente diversa da quella reale. E proprio qui si innesta un principio chiave della criminologia moderna: il modello epistemologico della prova, secondo cui la verità non è solo ciò che appare coerente, ma ciò che è anche capace di resistere ai tentativi di falsificazione, in linea con il pensiero di Karl Popper applicato alle scienze forensi. Accertarsi di ciò è compito del giudice in procedura".

Quindi, per poter affermare di essere vicini alla verità, è necessario che i nuovi elementi riescano a integrarsi in modo coerente con il quadro complessivo, spiega ancora il criminologo.

"Ma se generano nuove contraddizioni, allora non ci avvicinano: ci costringono a rimettere tutto in discussione. In criminologia esiste un punto chiave: la verità è tale solo quando è resistente, cioè quando regge a tutti i tentativi di confutazione. Fino a quel momento, siamo in una fase di costruzione, non di arrivo".

Giuseppe Pellegrino ne è convinto. "Quindi, più che dire che siamo vicini alla verità, direi che siamo in una fase in cui la verità – se davvero sta emergendo – deve ancora dimostrare di saper reggere. Se saprà farlo, ci troveremo di fronte ad un rinvio a giudizio anche per Andrea Sempio, ma solo quando il quadro sarà limpido e resistente. La verità non è ciò che emerge: è ciò che resiste".

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