Rosy Bindi insiste sulla sua idea di un “federatore” per costruire il campo largo, una figura capace di trovare una sintesi tra le posizioni del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle ed evitare il ricorso alle primarie per la leadership, che – sostiene – “rischiano di dividere” e “hanno portato male a Bersani e Renzi”.
A partire dall’identikit tracciato dall’ex ministra, nelle ultime ore è circolata l’ipotesi che il profilo a cui facesse riferimento possa essere quello di Pier Luigi Bersani. Tuttavia, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Bindi non fa mai il suo nome: quando le viene chiesto esplicitamente, evita di rispondere senza però smentire l’ipotesi.
Quanto a Bersani, non risultano dichiarazioni pubbliche dirette sul tema. Secondo quanto riferito da Adnkronos, l’ex segretario del Pd avrebbe fatto sapere di non essere interessato a incarichi formali, pur restando disponibile a dare una mano “come volontario”.
Intanto, la proposta di Bindi continua a creare tensioni all’interno del Pd e più in generale nel campo largo, già diviso dall’ipotesi di primarie rilanciata da Giuseppe Conte.
Rosy Bindi torna ad agitare le acque nel campo largo rilanciando l’idea di un federatore: una figura terza rispetto a Giuseppe Conte ed Elly Schlein, capace di guidare il percorso di unificazione del centrosinistra e, eventualmente, assumerne la leadership.
Nell’intervista al Corriere della Sera, l’ex ministra chiarisce di non avere nulla da eccepire sui due leader, che tuttavia – osserva – “non si riconoscono e non si legittimano tra di loro”.
spiega Bindi, delineando il profilo del possibile federatore.
Quando le viene chiesto se stia pensando a Bersani, non conferma ma nemmeno smentisce, chiudendo la conversazione con una battuta evasiva:
Sulla possibile investitura, non esistono prese di posizione pubbliche dirette di Bersani. Secondo quanto riportato da Adnkronos, l’ex leader Pd avrebbe però chiarito la sua linea: è disponibile a contribuire, ma senza assumere ruoli formali.
“Dare una mano da volontario lo sto facendo e lo farò”, avrebbe spiegato, escludendo però esplicitamente incarichi:
Una posizione che lo tiene fuori dall’ipotesi di “federatore” in senso stretto, pur senza sottrarsi a un eventuale contributo politico.
Ultimo leader del Pd ad aver portato il centrosinistra alla vittoria alle elezioni politiche, Bersani non riuscì però a formare un governo nel 2013, anche a causa del mancato accordo con il Movimento 5 Stelle allora guidato da Beppe Grillo.
Dopo quella fase si susseguirono i governi guidati da Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.
Oggi, pur lontano da incarichi politici diretti, Bersani resta una presenza attiva nel dibattito pubblico, tra partecipazioni televisive e campagne politiche sul territorio.