Il nuovo rapporto 2026 di Liberties, l’Unione per le libertà civili in Europa, lancia un allarme sulla salute democratica dell’Unione europea. Secondo la pubblicazione, cinque stati membri stanno erodendo “in modo sistematico e intenzionale” lo stato di diritto, mentre in altri sei paesi, comprese democrazie storicamente solide, si registrano segnali preoccupanti di declino. La relazione si basa su dati raccolti da oltre 40 ONG in 22 paesi europei, evidenziando criticità nei sistemi giudiziari, nella lotta alla corruzione, nella libertà di stampa e nei controlli civili.
Il rapporto 2026 di Liberties mostra un’Europa divisa: paesi che erodono attivamente lo stato di diritto, democrazie consolidate in lieve declino e stati stagnanti.
Il "2026 Liberties Rule of Law Report" individua Italia, Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Ungheria come “smantellatori”, governi che stanno attivamente indebolendo lo stato di diritto.
Secondo il rapporto, dopo il ritorno al potere della coalizione guidata dal primo ministro Robert Fico si è registrata una riduzione dei freni istituzionali e un consolidamento del potere esecutivo, con un impatto negativo sulle garanzie democratiche e sulla trasparenza verso l’Unione Europea e gli organismi internazionali.
La situazione in Ungheria e in Bulgaria appare altrettanto preoccupante, mentre il primo ministro ungherese si prepara alle elezioni del 12 aprile 2026 che potrebbero porre fine al suo governo dopo 16 anni consecutivi al potere. I segnali di erosione istituzionale sono stati indicati anche in Italia e Croazia.
Altri sei paesi, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Malta e Svezia, vengono classificati nel rapporto come “in declino”. Sebbene in questi paesi l'erosione faccia parte di una strategia politica complessiva, lo stato di diritto mostra criticità in alcune aree.
Paesi come Grecia, Estonia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Spagna vengono invece definiti “stagnanti”, in quanto le condizioni dello stato di diritto non evidenziano né miglioramenti né peggioramenti significativi.
In Polonia, per esempio, il primo ministro Donald Tusk cerca di ripristinare elementi chiave dello stato di diritto smantellati dal precedente governo, come l’indipendenza della magistratura. Tuttavia, le divisioni tra il premier e il presidente ostacolano il processo.
Secondo il rapporto, solo la Lettonia emerge come “lavoratore instancabile”, distinguendosi per progressi concreti.
Il rapporto critica anche l’azione dell’UE, sottolineando che i meccanismi per affrontare l’erosione dello stato di diritto sono “in gran parte inefficaci”. La maggior parte degli stati membri non riesce, quindi a trasformare le linee guida in azioni concrete.
Il rapporto evidenzia che il 93 per cento delle raccomandazioni incluse nella relazione 2025 sullo stato di diritto della Commissione europea erano identiche a quelle degli anni precedenti, spesso senza alcuna variazione nel testo, e che le nuove raccomandazioni erano la metà rispetto al 2024.