Quaranta a zero. O forse anche qualcosa in più perché dopo la trentacinquesima segnatura nessuno ha più tenuto il conto. E comunque non parliamo di un game di tennis ma del risultato di una sfida di calcio fra ragazzini, Esordienti A per l'esattezza ovvero piccoli atleti classe 2013-2014. Di questa partita diseducativa, per chi ha vinto e per chi ha perso, ne parla La Nazione.
L'abbuffata di reti se l'è fatta l'Empoli, a raccogliere le decine di palloni in fondo al sacco sono stati invece i baby calciatori del Casellina. Un punteggio monstre destinato giocoforza a sollevare polemiche come già accaduto in passato in situazioni analoghe. Quando è giusto fermarsi? Lo sport ha un confine, una misura? Quanto può essere educativo surclassare un avversario fino ad umiliarlo? E' quello che si è chiesto Giovanni Bellosi, uomo di calcio e in passato già presidente proprio del Casellina, squadra della omonima frazione di Scandicci, che è stato intervistato dal giornale.
"Parliamo di Esordienti, 12-13 anni, in un campionato pensato senza classifiche né risultati ufficiali per giuste ragioni educative" premette Bellosi. "Eppure – continua – in campo si è visto un'altra cosa, un confronto impari: da una parte un settore giovanile professionistico, dall’altra una realtà dilettantistica che accoglie tutti. Dopo il 35° gol, hanno smesso perfino di contarli".
"Ma a chi serve tutto questo? – si chiede l'ex presidente del Casellina – Non è formativo, non è educativo. È solo un’umiliazione, per chi perde e anche per chi vince senza confronto. Prima ancora delle regole, che pure servono urgentemente, serve buonsenso. Perché forse uno su migliaia diventerà calciatore, ma tutti diventeranno uomini. E così non li stiamo aiutando a crescere". Quelli che hanno vinto e quelli che hanno perso.