Milioni di americani sono scesi in piazza il 28 marzo 2026 per partecipare alla terza ondata di proteste “No Kings”. Le manifestazioni, diffuse in tutti i 50 stati, riflettono un crescente malcontento verso lo stile di governo, le politiche sull’immigrazione e la gestione della guerra con l’Iran. La mobilitazione, che ha coinvolto anche città europee, arriva in un momento delicato per la politica statunitense, con il consenso del presidente in calo e le elezioni di medio termine sempre più vicine.
Milioni di persone sono scese in strada, dall’ovest all’est degli Stati Uniti, il 28 marzo 2026, per protestare contro il presidente Donald Trump. Per la terza volta, gli americani si sono mobilitati per le manifestazioni “No Kings”.

Sono state organizzate oltre 3000 proteste in tutti i 50 stati degli USA. I manifestanti hanno protestato contro Trump esprimendo rabbia verso quello che percepiscono come uno stile di governo autoritario, criticando le politiche sull’immigrazione e opponendosi alla guerra con l’Iran.
Il Minnesota è stato al centro della scena. Lo stato era già sotto i riflettori a livello mondiale durante le operazioni contro l’immigrazione dell’ICE. In quel periodo due cittadini americani, Renee Good e Alex Pretti, sono stati uccisi da agenti federali.

In questo contesto, la protesta ha assunto anche un forte valore simbolico. Bruce Springsteen è stato ospite d’onore e ha cantato "Streets of Minneapolis", la canzone che ha scritto in risposta all’uccisione di Good e Pretti.
A New York, invece, è intervenuto Robert De Niro. L’attore, noto critico nei confronti di Trump, ha definito il presidente "una minaccia esistenziale per le nostre libertà e la nostra sicurezza".
La prima giornata nazionale di protesta “No Kings” si è svolta lo scorso giugno, mentre la seconda si è tenuta in ottobre.
Gli organizzatori hanno stimato che le prime manifestazioni abbiano attirato rispettivamente oltre 5 milioni e 7 milioni di persone. Secondo le stime, la terza protesta ha registrato una partecipazione record, anche se non ci sono ancora dati ufficiali. I media statunitensi riportano che questo terzo ciclo di manifestazioni ha visto la partecipazione non solo di elettori democratici ma anche di centristi, indipendenti e altri delusi.
Il “No Kings Day” del 28 marzo si è esteso anche oltre i confini statunitensi: in diverse città europee, come Roma, Amsterdam e Madrid, migliaia di persone si sono riunite per protestare.
Il consenso del presidente americano è in calo. Secondo un recente sondaggio di Fox News, la disapprovazione ha raggiunto il 59 per cento, mentre il 41 per cento approva il suo operato.
Il dato diventa ulteriormente rilevante in vista delle elezioni di medio termine di novembre 2026. Il voto potrebbe decidere le sorti dell’agenda di Trump, soprattutto se il Partito Repubblicano dovesse perdere il controllo delle camere del Congresso, che attualmente detiene. Uno scenario simile si era già verificato durante il primo mandato di Trump con i repubblicani che hanno perso il controllo della Camera dei Rappresentanti.