La guerra in Medio Oriente segna una nuova fase di escalation con gli attacchi degli Houthi dello Yemen contro Israele del 28 marzo 2026. Gli attacchi ampliano ulteriormente il fronte, aumentando i timori di un allargamento regionale della crisi. Nel frattempo, le tensioni continuano a colpire il commercio energetico globale e le principali rotte marittime, mentre gli Stati Uniti mantengono alta la pressione su Teheran tra minacce militari e tentativi di dialogo.
Gli Houthi dello Yemen hanno lanciato, il 28 marzo, missili contro Israele. Si tratta del primo attacco degli alleati yemeniti dell’Iran dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
I primi attacchi israelo-americani del 28 febbraio hanno avviato una crisi regionale. Teheran ha risposto lanciando rappresaglie contro diversi paesi del Medio Oriente e del Golfo. All'inizio del mese di marzo, anche Hezbollah aveva lanciato attacchi contro Israele. In seguito alla nuova ondata di escalation, Tel Aviv ha colpito Beirut e il Libano meridionale, avviando successivamente un’operazione di terra nel sud del Libano.
In questo contesto, i recenti attacchi degli Houthi aumentano il rischio che il conflitto, ormai giunto al primo mese, possa estendersi ulteriormente nella regione.
Parallelamente, la crisi in Medio Oriente ha colpito il commercio energetico globale via mare. L’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, un punto strategico fondamentale attraverso cui transita circa il 20 per cento delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
Nelle ultime settimane i prezzi del petrolio sono saliti, raggiungendo le tre cifre per la prima volta dal febbraio 2022, segnalando l’impatto immediato della crisi sui mercati globali.
Il coinvolgimento degli Houthi dello Yemen aumenta inoltre i timori per il traffico marittimo internazionale intorno alla penisola arabica e nel Mar Rosso. Un eventuale blocco di queste rotte potrebbe avere, quindi, effetti ben oltre la regione. Gli Houthi hanno già dimostrato in passato di poter interferire con le rotte marittime, a sostegno di Hamas durante la guerra a Gaza.
Un coinvolgimento diretto degli Houthi nel conflitto potrebbe bloccare anche le rotte verso il Canale di Suez, già sotto pressione dopo la chiusura iraniana dello Stretto di Hormuz. Lo Stretto di Bab al-Mandab rappresenta infatti un passaggio critico tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, attraverso cui transita circa il 12 per cento del traffico marittimo globale.
Mentre il conflitto prosegue, il presidente americano, Donald Trump, ha minacciato, il 22 marzo, di colpire le centrali elettriche iraniane se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz. Successivamente ha annunciato per due volte il rinvio degli attacchi, citando i colloqui in corso.
Sebbene l’Iran abbia affermato di non aver avviato negoziati con Washington, gli Stati Uniti hanno trasmesso un piano a Teheran, mentre l’Iran ha risposto con una controproposta. Questo indica che, nonostante le tensioni, restano aperti canali diplomatici indiretti.
Il 27 marzo, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha affermato che Washington era "in linea o in anticipo sui tempi previsti" e che le operazioni militari dovrebbero concludersi "entro poche settimane, non mesi".