28 Mar, 2026 - 19:08

Chi mai muore senza portare nella tomba la pedata venuta  da un amico

Chi mai muore senza portare nella tomba la pedata venuta  da un amico

Il Monte dei Paschi era considerata una banca sull’orlo della disperazione qualche anno fa, poi è arrivato Luigi Lovaglio ed è ripartita. L’amministratore delegato, oltre a mettere a posto i conti e l’organizzazione dell’istituto di credito più antico del mondo (è stato fondato nel 1472) è riuscito a conquistare Mediobanca, il salotto buono della finanza. Non c’è riuscito da solo, naturalmente, ma Lovaglio è stato il condottiero, ci ha messo abilità e faccia. Se l’operazione fosse andata male le critiche sarebbero piovute addosso a lui.
Con la giustificazione che sull’operazione Mediobanca c’è un’inchiesta della magistratura milanese, Lovaglio è stato messo alla porta dal consiglio di amministrazione che ha presentato una lista per l’assemblea degli azionisti del 15 aprile in cui per il ruolo di amministratore delegato è proposto Fabrizio Palermo, ad di Acea.

Lovaglio da salvatore del Monte a brutto anatroccolo

Lovaglio è candidato in una lista concorrente presentata dalla famiglia Tortora e proverà a restare alla guida della banca che ha risollevato. Al banchiere lucano, cresciuto a Bologna, sarà venuta in mente la domanda retorica del filosofo Timone: “Chi mai muore senza portare nella tomba una pedata almeno venuta da un amico?”. Se Caltagirone, socio forte del Monte dei Paschi, era un amico di Lovaglio non possiamo saperlo, ma di sicuro il costruttore romano si era complimentato per l’operazione Mediobanca. Poi che cosa è successo tra i due?

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