Ma chi l'ha detto che la Costituzione non si tocca?
Ma è proprio vero che la nostra è la Carta più bella del mondo e ce la dobbiamo tenere così com'è fino alla fine dei tempi?
Sui social, sta facendo molto discutere un video dell'attore Fabio Ferrari, conosciutissimo per essere stato il Chicco della serie tv degli anni Ottanta "I ragazzi della Terza C", nel quale confida come la cambierebbe lui, la nostra Carta.
E non solo nella parte in cui descrive i poteri dello Stato come la magistratura (Ferrari era per il Sì allo scorso referendum sulla riforma della Giustizia), ma anche nella parte attinente ai valori, quella dei primi articoli.
Che l'Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro, ad esempio, a Ferrari non convince tanto.
Non ci sono dogmi nel mondo politico di Fabio Ferrari. Il Chicco dei "Ragazzi della Terza C" ha più volte spiegato ai suoi numerosissimi follower interessati soprattutto alle sue considerazioni sulla politica italiana, che non ha mai votato, ad esempio, per partito preso.
Ha sempre valutato i programmi e le persone che, di volta in volta, li incarnavano. Tanto è vero che qualche anno fa ha detto di aver votato anche per Matteo Renzi.
Oggi, invece, è molto vicino al governo di Giorgia Meloni. Ne ha sostenuto la battaglia referendaria, ad esempio. E, quattro giorni dopo la sconfitta delle urne, è ancora lì a rimuginare sulla nostra Carta.
Oggi ha confidato che, dipendesse da lui, la riformerebbe fin dall'articolo uno.
Ma in che modo Chicco della Terza C cambierebbe l'articolo 1 della nostra Costituzione?
In pratica, non è altro che la carta d'identità del nostro Paese:
Così recita il nostro primo articolo.
Ma tant'è: a Fabio Ferrari va bene che l'Italia sia una Repubblica. Va bene che sia democratica. Va bene anche che la sovranità appartenga al popolo (se ne è accorto anche lunedì scorso con l'esito del referendum). Va bene quasi tutto. Ma non che sia fondata sul lavoro.
Perciò, si chiede perché i nostri Padri costituenti vollero mettere nero su bianco che la nostra era una Repubblica basata sul lavoro.
In realtà, quella parola ("lavoro") è stato il frutto di un compromesso tra gli esponenti laici, cattolici, socialisti e comunisti della Costituente.
Togliatti & company, infatti, avrebbero voluto inserire, al posto di "lavoro", "lavoratori", sulla scia della lezione marxista e delle costituzioni dei Paesi del socialismo reale.
Ma tant'è: quasi ottant'anni dopo, a Ferrari non basta più questo compromesso. E l'ha messa così:
In altre parole:
Poi, ecco il punto:
Fabio Ferrari, allora, si chiede:
Conclusione: