Doveva essere un referendum. E invece, per il centrodestra, si sta rivelando un terremoto.
Dopo Delmastro, Bartolozzi e Santanché, oggi è toccato a Maurizio Gasparri dire addio.
L'ex colonnello di Gianfranco Fini ha dovuto lasciare il posto di comando del gruppo di Forza Italia al Senato.
Da oggi, non è più lui il presidente, il capogruppo: a sostituirlo sarà Stefania Craxi, la figlia di Bettino. Una pasdaran del fronte della politica nel braccio di ferro con i magistrati.
Il referendum sulla Giustizia si sta rivelando un vero e proprio terremoto per il centrodestra.
Dopo Fratelli d'Italia, ad essere scossa, oggi, è stata Forza Italia.
Maurizio Gasparri, uno dei suoi maggiori esponenti, è stato costretto a lasciare la poltrona di capogruppo del partito in Senato.
Del resto, il No alla riforma Nordio non poteva non intaccare il partito che da sempre e più di tutti voleva la separazione delle carriere dei magistrati.
Fatto sta che, come nel caso di Daniela Santanché, anche in quello di Gasparri si è registrata una certa resistenza a mollare la poltrona.
Il pressing affinché lo facesse, infatti, è partito ieri, quando ci sarebbe stata una lettera di 15 senatori su 25 di Forza Italia che in pratica sfiduciava Gasparri.
A firmarla, sarebbero stati la ministra Casellati, Barachini, Rosso, Lotito (che ne sarebbe stato l'ispiratore) e Craxi, Stefania Craxi: la donna scelta per sostituire Gasparri.
Che qualcosa bollesse in pentola, del resto, si capiva anche dal fatto che ieri il segretario di Forza Italia Antonio Tajani ha riunito i segretari regionali per preparare il congresso.
Ma, evidentemente, un segnale doveva essere dato ben prima di scegliere la nuova guida nazionale del partito.
La sconfitta al referendum è una ferita che rischia di essere mortale per Forza Italia. La riforma della Giustizia è stata sempre nel suo dna, fin dai tempi di Silvio Berlusconi, naturalmente.
Ma tant'è: molti, al netto di exploit molto positivi come quelli televisivi di Giorgio Mulè, hanno notato una campagna referendaria un po' sottotono rispetto a quanto ci si aspettasse. Doveva essere una battaglia campale, da combattere pancia a terra soprattutto da Forza Italia, invece le iniziative azzurre per il Sì non sono state tantissime e i risultati sono stati disastrosi.
Basta notare che il No si è affermato alla grande anche in due regioni governate da Forza Italia e tradizionalmente bacini di voti per il partito: Sicilia e Calabria.
Che qualcosa andava subito cambiato, quindi, era nelle cose. Anche perché la stessa famiglia Berlusconi in tempi non sospetti si è augurata una nuova fase per Forza Italia, con una classe dirigente più giovane.
Così, sacrificato Gasparri, ora, in vista del suo primo congresso nazionale, non è nemmeno da escludere che nasca una candidatura alternativa a quella di Tajani per guidare il partito nel prossimo futuro.
Questo anche se, in realtà, molti si stanno convincendo dell'idea che Forza Italia o viene guidata da un Berlusconi o non è. Come dire: Marina è avvisata.