25 Mar, 2026 - 14:58

In Italia la percentuale dei giovani che vivono con i genitori è alta rispetto al resto del mondo

In collaborazione con
Sara Del Regno
In Italia la percentuale dei giovani che vivono con i genitori è alta rispetto al resto del mondo

In Italia, l’80% degli under 30 vive con i genitori, negli altri paesi sviluppati la media è del 50%. Secondo i dati dell’OCSE, il paese si colloca al secondo posto tra le economie sviluppate, dietro soltanto alla Corea del Sud. In Italia circa l’80% dei giovani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Sono pochi gli altri stati che superano il 70%, ma Italia e Corea del Sud registrano i valori più elevati.

Questo è un dato fallimentare per il paese, un grido di allarme, perché significa che solo un giovane su cinque riesce a vivere in modo indipendente. Il divario con il resto d’Europa è evidente. La media dell’OCSE è del 50%, nel resto d’Europa si aggira attorno al 55%, percentuale molto inferiore rispetto l’Italia.

Nei paesi del Nord Europa i giovani lasciano la famiglia molto prima, addirittura in paesi come : Germania, Francia e Regno Unito ci aggiriamo su percentuali del 10% e il 20%, le statistiche mostrano livelli molto più bassi. L’Italia presenta dinamiche simili ai paesi dell’Europa meridionale. Le ragioni di questo fenomeno sono principalmente economiche : l’aumento dei canoni d’affitto, i prezzi elevati delle case e la difficoltà di accesso ai mutui.

Tutti questi fattori rendono complessa l’autonomia abitativa. A tutto questo vanno sommate altre difficoltà, con le quali si interfacciano i giovani italiani, come : stipendi bassi e precarietà lavorativa. Non sorprende quindi che una grande parte dei giovani soprattutto quelli tra i 18 ed i 24 anni, esprimano forte preoccupazione per la possibilità di trovare una casa adeguata nel prossimo futuro.

La percentuale dei giovani che vivono con genitori cosi elevata, porta problemi : economici, demografici e sociali

Questo come detto in precedenza è un dato allarmante per il paese, perché uscire in tarda età dal nucleo famigliare vuol dire che in Italia si posticipano convivenze, matrimoni e soprattutto la nascita dei figli. Infatti, uno degli aspetti più evidenti è il calo della natalità. Se l’ingresso nella vita adulta avviene più tardi, anche la decisione di avere figli slitta o viene ridimensionata.

Questo, in un paese già caratterizzato da uno dei tassi di fecondità più bassi d’Europa, contribuisce ad accentuare il processo di invecchiamento della popolazione. Il risultato è un pregresso squilibrio tra popolazione attiva e popolazione anziana, con implicazioni significative per la sostenibilità del sistema pensionistico e sanitario.

A ciò si aggiunge un secondo fenomeno la mobilità internazionale dei giovani. Questo processo ha due caratteristiche rilevanti : selettività, tendono a partire i giovani con maggiore capitale umano, stabilità all’estero, una volta trasferiti molti costruiscono li la propria vita adulta inclusa la formazione di una famiglia.

Facendo perdere al Paese non solo forza lavoro giovane, ma anche potenziale demografico in futuro. La combinazione di questi fattori alimenta il timore di una trasformazione strutturale in un Paese sempre più anziano e meno dinamico. La questione non è solo anagrafica ma anche economica e culturale, i cambiamenti negativi possono essere : minore innovazione e imprenditorialità, riduzione della base contributiva, maggiore pressione sulla spesa pubblica e possibile perdita di attrattiva internazionale.

Questi fenomeni tendono ad autoalimentarsi, un mercato del lavoro fragile e salari bassi scoraggiano l’autonomia, la mancanza di autonomia riduce la natalità e consumi, il calo demografico indebolisce ulteriormente la crescita economica. Il permanere dei giovani nella famiglia d’origine non è di per se un problema, diventa tale quando è il risultato di vincoli economici non di libera scelta.

A cura di Sara Del Regno

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