Il conflitto tutt’ora in corso, che vede USA e Israele in guerra contro l’Iran è stato giustificato in vari modi, a partire dall’esigenza di rendere inoffensivo l’Iran e scongiurare una presunta e futura minaccia nucleare e militare. Di tale minaccia e della sua pericolosità non sono state fornite prove, si è smentito anzi quanto recentemente sostenuto dallo stesso Trump dopo l’attacco dello scorso giugno ai centri iraniani del programma atomico. Trump sostenne in quell’ occasione, a giustificazione dell’attacco, che era stato utile a smantellare definitivamente il programma atomico degli Ayatollah e il pericolo che ne sarebbe potuto derivare.
Un altro preoccupante dato che emerge da questa vicenda è che gli USA e Israele non hanno cercato di ottenere nessun mandato internazionale per iniziare la guerra contro l’Iran, né dall’ONU, né da altri organismi internazionali. Questa fatto è comprensibile perché né l’ONU, né un altro organismo internazionale come la NATO, avrebbero dato il loro endorcement ad una guerra di aggressione e non di difesa. Quello che invece appare più problematico è capire perché gli USA non abbiano cercato di coinvolgere, ma neanche informare, i tradizionali paesi alleati ed amici dell’Europa o di altri contesti geografici, come la Corea del Sud e il Giappone. Sembrerebbe che a giustificazione dell’attacco all’Iran ci sia un solo argomento dirompente, che gli Usa si arrogano il diritto di intervenire militarmente a livello internazionale quando lo ritengano opportuno, sostenendo questa rivendicazione non con argomenti giuridici, ma con il fatto che grazie alla loro potenza economica e militare possono imporre a tutti le loro scelte. Chiediamo al prof. Enrico Ferri che insegna Filosofia del Diritto e Storia dei Paesi Islamici all’Unicusano un suo parere al riguardo.

R) Non è una novità il fatto che gli USA si sentano autorizzati ad intervenire militarmente dove credono siano a rischio i loro interessi o si prospetti una minaccia contro di loro; come pure che per farlo non ritengano necessaria nessuna autorizzazione da parte di organismi internazionali, o di chicchessia. Sono intervenuti ripetutamente nel corso della loro storia anche recente, contro nemici reali o presunti, in maniera diretta o indiretta. Basti ricordare la guerra di Corea, il Vietnam, l’Afghanistan, la Siria e l’Irak, per citare solo i casi più noti e recenti. Non è neppure una novità che si ritengano i soli legittimati a stabilire quali siano i loro interessi e quando ed in che modo vadano tutelati.
D) Ma con un simile approccio che fine fa il diritto internazionale?
R) Il diritto internazionale e ciò che ne deriva in termini di convenzioni, trattati, accordi, organi giurisdizionali, ecc., e che disciplina materie come l’economia, il clima, l’ambiente, gli armamenti, lo spazio extraterrestre, sono ritenuti utili dagli USA solo se tutelano e nei limiti in cui tutelino i loro interessi. Quando si è trattato di scegliere fra diritto internazionale ed interessi degli USA la questione neanche si è posta.
D) Ma gli USA hanno mai riconosciuto ad altri stati lo stesso diritto, cioè di decidere autonomamente quali fossero i loro interessi e di difenderli anche militarmente, a prescindere da una legittimazione a livello internazionale?
R) Questo problema si è posto realmente solo con l’ex Unione Sovietica, in un quadro storico molto diverso ed in seguito ad un conflitto mondiale contro il nazifascismo nel quale l’URSS aveva dato un contributo fondamentale alla vittoria finale. Con la divisione dell’Europa in due blocchi si riconoscevano all’URSS una serie di prerogative ed una sua sfera d’influenza e dominio di tipo politico-militare. Ora il quadro è del tutto diverso, gli USA interferiscono anche in questioni che la Cina, il vero e solo antagonista a livello mondiale, considera di politica interna, come il caso di Taiwan.
D) La pretesa di Trump di stabilire le regole del gioco, tanto a livello interno, grazie al mandato elettorale, che a livello internazionale, per l’indiscusso primato economico e militare degli USA, non rappresenta un’anomalia, ma piuttosto una riproposizione di un modello che storicamente e da millenni si ripropone. Non è così?
R) È una questione vecchia come l’uomo e centrale nel dibattito filosofico e politico sin dall’antichità.
D) Quella del primato della forza e della potenza sul diritto e sulla giustizia?
R) Si, in un celebre dialogo platonico, Socrate chiede a Trasimaco di dare una definizione di giustizia. Il Sofista risponde che la giustizia è “l’utile del più forte”. Socrate replica chiedendo se per “più forte” si dovesse intendere il “pancraziaste”, cioè un atleta muscoloso a metà strada fra il pugile e il lottatore. Trasimaco replica piccato che la forza non può prescindere dall’intelligenza e non può ridursi a forza bruta. In un altro celebre dialogo platonico, “Gorgia”, il sofista Callicle deve riconoscere che seppure per natura il più forte si impone ai deboli, il popolo fatto da un insieme di individui privi di una particolare forza, riesce a primeggiare grazie al fatto che il numero crea una forza superiore a quella di qualsiasi altro. Concetto ribadito da un sofista anonimo il quale sostiene che “Anche un Uomo di ferro non potrebbe imporsi contro i molti riuniti”
D) In altre parole, la potenza materiale da sola non basta per garantire solide basi alla pretesa di imporsi e governare?
R) Proprio così, Machiavelli un teorico iper-realista della politica, sostiene che il buon governante deve essere insieme “Golpe e Lione”, cioè coniugare la forza del leone con l’intelligenza e l’astuzia della volpe.
D) Riportando questa analisi alle crisi iraniana in atto, possiamo dire che la pretesa di Trump e Netanyahu di dare un nuovo volto al Medio-Oriente unicamente con una prova di forza sul piano militare, contro l’Iran e i suoi alleati, è destinata a fallire?
R) A due settimane dall’attacco all’Iran alcuni dati sono evidenti: la prospettiva di liquidare militarmente e politicamente l’Iran in pochi giorni si è mostrata velleitaria. Così come infondata appare la possibilità degli USA di risolvere da soli e unicamente sul piano militare il contrasto con l’Iran. Adesso, ad esempio, si invoca l’aiuto di quegli “Alleati” che Trump non aveva neanche ritenuto opportuno informare sulla guerra che stava per scatenare.
D) Ma quanto lei sostiene, piuttosto che un limite della potenza, nella fattispecie di quella americana, non può piuttosto rappresentare un non adeguato utilizzo della stessa?
R) Attraverso la forza, il dispiegamento della potenza, si può distruggere un nemico, eliminare un certo sistema politico, ma poi bisogna creare un nuovo ordine, senza poter prescindere dalla collaborazione e il consenso di quanti ne fanno parte. Non si può creare un regime politico solo attraverso la forza e la paura, un regime fondato solo sulla costrizione. In altri termini, non si può mai e in modo definitivo prescindere dal diritto, che è un insieme di regole condivise, regole che non sono avulse dai rapporti di forza che esistono a livello interno ed internazionale, tanto che una nota definizione del diritto è “regola sull’esercizio della forza”. In altri termini, la forza deve essere governata, attraverso regole condivise, non può essere uno strumento brutale usato per giunta in modo unilaterale.
D) Questo aspetto lo sottolineavo prima, quando parlavo di un non adeguato uso della forza, da parte di Trump e Netanyahu.
R) Questa formula (“uso adeguato della forza”,ndr) non mi convince molto, tutt’al più potrebbe dirsi che un certo esercizio della forza può essere più o meno efficace. Entriamo, però in un ambito assai complesso.
D) È difficile valutare la potenza di una realtà come gli USA e la sua capacità di incidere a livello globale?
R) La capacità di una superpotenza come gli USA di incidere attraverso la sua potenza militare ed economica in contesti geopolitici come il Medio Oriente non è unicamente una conseguenza del suo PIL e del suo apparato militare e tecnologico. Neanche è possibile stabilirla esclusivamente sul piano teorico, attraverso dati e strumenti analitici. Quanto sta accadendo in Iran ne è una chiara riprova. Gli esiti di un conflitto sono dati da molteplici fattori, non ultima la capacità di resistere e reagire da parte di quanti sulla carta sembrerebbero i più deboli. Ci sono molti attori interessati e molte conseguenze da valutare. Ad esempio, il sostegno che le diverse popolazioni coinvolte danno ai loro governanti e la capacità di sopportare nel tempo i costi e le conseguenze del conflitto. Il sostegno che si riceve da alleati reali e potenziali e la capacità di gestire imprevisti e scenari che non si erano considerati, come il coinvolgimento di stati, potentati economici e milizie politico-militari. Senza considerare la capacità di gestire conseguenze dirette del conflitto, che vanno ben al di là delle nazioni direttamente coinvolte, penso alle conseguenze sull’economia mondiale che sta avendo e potrebbe avere una grave crisi nel settore energetico fondato sui combustibili fossili come il petrolio e il gas. Conseguenze economiche che avrebbero però pesanti ripercussioni in campo politico, con una drastica fibrillazione dell’opinione pubblica che negli stati democratici è fatta da cittadini/elettori.
D) Le conseguenze dell’attuale guerra contro l’Iran sul piano militare, economico, politico e internazionale sono ancora in gran parte da definire, ne conviene?
R) Non solo le conseguenze, ma pure gli obiettivi dichiarati da USA e Israele appaiono del tutto irrealistici. Sul suo social Trump ha scritto che gli obiettivi della guerra sono “degradare le capacità missilistiche iraniane, distruggere la base industriale della Difesa, eliminare Marina e Aviazione, cancellare le capacità nucleari”. Due giorni dopo queste dichiarazioni, due missili iraniani sono stati lanciati contro una base USA nell’Oceano indiano, a quattromila km di distanza. Gli obiettivi indicati da Trump porterebbero soltanto ad un temporaneo ridimensionamento della potenza militare iraniana, compreso il programma atomico, dato per eliminato solo qualche mese addietro. Solo un cambio di regime in Iran porterebbe ad un drastico mutamento dei suoi assetti politici e militari, anche se non dobbiamo dimenticare che quasi mezzo secolo fa gli Ayatollah sono andati al potere anche e soprattutto grazie al malcontento popolare verso il regime corrotto dello Shah Reza Pahlevi, salito al potere con il supporto della Gran Bretagna e degli USA.
D) Quali sono a suo avviso i principali errori di valutazione commessi da Trump nell’intraprendere questo attacco militare?
R) Quando si lancia dalla cima di un monte una palla di neve non si possono valutare i suoi effetti, ad esempio fino a quanto si ingrandirà, quando si arresterà e chi travolgerà nel suo precipitare a valle. A volte le conseguenze più ferali investono proprio chi ha avviato il processo. Non è un caso se molto spesso le guerre sono state perse proprio da chi le ha scatenate, pensando di vincerle. È quanto è avvenuto, ad esempio, negli ultimi conflitti mondiali dello scorso secolo. Nel caso specifico, sembra che Trump abbia per un verso sopravvalutato la capacità degli USA da gestire, unicamente con Israele, la guerra e le sue conseguenze sul piano politico ed economico, ma pure che abbia sottovalutato la capacità di resilienza dell’Iran.
D) Queste capacità di resilienza hanno colpito molti, non solo gli USA.
R) Ho sentito una giornalista di Sky dire che questa guerra “ci ha fatto scoprire l’Iran e le sue risorse”. La Persia è stata il più grande impero dell’antichità, per tre secoli, esteso dall’India all’Egitto. Ne seppero qualcosa i Greci invasi nel 490 e nel 480 a.C., gli Ateniesi in particolare, che videro Atene data alle fiamme. Alessandro Magno impiegò dieci anni per avere la meglio sull’ultimo dei sovrani achemenidi, Dario III Codomano. Per cinque secoli prima i Seleucidi successori di Alessandro, poi i Romani non riuscirono ad avere la meglio sui Parti ed in più occasioni, come a Carre, i Romani subirono sconfitte disastrose. Lo stesso valse, prima per i Romani e poi per i Bizantini, anche nei confronti dei Sasanidi. Quando gli Arabi musulmani conquistarono la Persia, furono a loro volta conquistati dalla grande civiltà che la caratterizzava da mille anni, come avvenne a Roma quando vinse i Greci. La Persia musulmana divenne fino alla modernità un’importante realtà e a partire dalla dinastia safavide, nel XVI°secolo, la guida del mondo sciita. Il contributo dato dalla Persia nella storia della Civiltà è stato di grande rilievo.
D) Il fatto che gli Iraniani siano sciiti può in qualche modo pesare nel conflitto in corso?
R) Gli Sciiti sono dopo i Sunniti la fazione più importante dell’Islam. Sono la fazione, il “partito” (Shia) di Ali, cugino di Muhammad e quarto dei “Califfi ben guidati”. Per questo furono chiamati “Alidi”. La ricorrenza più importante per gli sciiti è l’Ashura che è anche un giorno di lutto, perché commemora il martirio di Hussein, figlio di Ali e nipote del Profeta, morto nella battaglia di Ashura, nel 680 d.C. Hussein è visto come una vittima della tirannia e un simbolo di resistenza alla stessa. Gli Sciiti si considerano interpreti dell’ “Islam più puro”, una minoranza seppur consistente nell’universo dell’Islam che si identifica con la resilienza e il martirio, simbolicamente evocati anche nei colori e nei simboli della bandiera nazionale iraniana. Non è un dato da sottovalutare, anche se non sarebbe corretto considerare i novanta milioni di iraniani tutti sciiti radicali. C’è poi un altro elemento da considerare, la dottrina islamica riconosce come un dovere di tutti i musulmani partecipare al Jihad difensivo, cioè di intervenire a favore di uno stato islamico quando è attaccato da non musulmani.
D) Anche nell’attuale situazione lei considera la trattativa e il diritto migliori delle armi e della guerra?
R) Erodoto, “il padre della storia” scrive nelle prime pagine della sua opera, dove centrale è il conflitto fra Persiani e Greci, che la guerra è contro natura, “perché i padri seppelliscono i figli”, mentre sarebbe logico il contrario. Le guerre spesso non risolvono i contrasti, ma li perpetuano, basti considerare che la prima guerra mondiale ha creato le condizioni per la seconda, che a sua volta ha contribuito a creare in Europa e nel mondo una “guerra fredda” che ancora oggi produce effetti esiziali. Le guerre producono lutti e distruzioni, ma spesso sono anche del tutto inutili. “Solo lo stupido impara soffrendo”, dicevano i Greci, ma l’essere umano è spesso la più stupida delle creature.