Per Stefano Bandecchi, leader di Dimensione Bandecchi, bisogna prendere atto del verdetto del referendum sulla riforma della Giustizia. Ma, dato che i problemi di quel mondo rimangono tutti sul tavolo, le forze politiche dovrebbero lavorare insieme cercando una soluzione condivisa per risolverli.
Stefano Bandecchi sull'esito del referendum sulla Giustizia: "Ora lavorare insieme"
È un appello alla responsabilità per tutte le forze politiche quello che ha lanciato il leader di Dimensione Bandecchi, Stefano Bandecchi, subito dopo l'esito del referendum sulla riforma della Giustizia:
Il risultato del referendum è chiaro: ha vinto il No. Ed è un risultato che va rispettato senza ambiguità, perché quando i cittadini votano, la loro scelta è sempre sovrana. Resto convinto che, quella proposta, fosse una riforma giusta e necessaria, una riforma che puntava a rendere la Giustizia più equilibrata, più trasparente, più credibile. Ma in democrazia non basta essere convinti di avere ragione: serve il consenso dei cittadini, e oggi quel consenso non c’è stato...
Come costruirlo, allora? Per Bandecchi, ora è il momento di non abbandonarsi a sterili polemiche, ma di rimboccarsi le maniche per risolvere in ogni caso tutti i problemi della Giustizia italiana che sono stati sotto la lente d'ingrandimento in questo periodo:
Non ha importanza il tipo di campagna, il clima in cui si è svolta, le gravi sbavature da entrambe le parti, le informazioni distorte: il verdetto si accetta. Questo voto ci consegna comunque un dato importante, una inversione di tendenza dopo anni di fuga dal voto: quando vengono coinvolti davvero, gli italiani partecipano e decidono. Ed è un segnale positivo per tutto il sistema democratico. Ora però è il momento della responsabilità
L'appello di Stefano Bandecchi alla responsabilità
Per il leader di Dimensione Bandecchi, il compito della politica, ora, è di mettersi al lavoro per lavorare in maniera bipartisan a una riforma condivisa della Giustizia:
Il 46% degli italiani ha votato convintamente Sì. Tra chi ha vinto in tanti hanno votato no perché non hanno condiviso il metodo o per posizionamento politico. Ma non si può far finta di niente né tornare allo status quo come se nulla fosse. I problemi della Giustizia restano tutti sul tavolo e chiedono risposte serie, concrete, condivise
E quindi: la cosa da fare è questa:
È indispensabile avviare una nuova fase di confronto, senza pregiudizi e senza slogan, che coinvolga maggioranza e opposizioni. Si lavori a una riforma migliore, capace di tenere insieme efficienza, garanzie e indipendenza e che possa essere la riforma di tutti. Perché se è vero che oggi ha vinto il No, è altrettanto vero che il bisogno di cambiare la Giustizia non è stato cancellato