La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz mettono sotto pressione la dottrina “America First”, pilastro della politica di Donald Trump. Il crescente coinvolgimento degli Stati Uniti nello scenario internazionale riapre il dibattito tra sicurezza nazionale, interessi strategici e promesse di riduzione degli interventi militari all’estero.
La guerra in Iran mette alla prova l’agenda “America First”. Gli attacchi israelo-americani del 28 febbraio 2026 hanno comportato un maggiore coinvolgimento militare e politico all’estero, proprio mentre quel principio mira a ridurre interventi e impegni internazionali.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz e il rischio per le forniture energetiche globali spingono Washington a intervenire per proteggere interessi strategici. Questo tipo di coinvolgimento è in contrasto con l’idea di concentrare le risorse sugli interessi interni e di evitare conflitti prolungati.
Donald Trump ha reso “America First” il pilastro della sua politica durante la campagna elettorale del 2024, invocando una riduzione dell’impegno militare estero.
Nel contesto della guerra con l’Iran, la dottrina “America First” di Trump è sotto forte pressione: viene utilizzata sia per giustificare l’intervento militare come difesa della sicurezza nazionale, sia per accusare Trump di tradire lo spirito originario della politica, ovvero quello di evitare nuove guerre “eterne”.
All’interno del mondo MAGA, però, molti sostenitori originari di “America First” vedono la guerra all’Iran come un tradimento. Diversi sostenitori noti sostengono infatti che questa va contro la promessa di “nessuna nuova guerra”.
La guerra in Iran mette in luce la contraddizione intrinseca di “America First”. Secondo un nuovo sondaggio di Public First, condotto tra il 13 e il 18 marzo, i sostenitori di Trump restano comunque in gran parte favorevoli agli attacchi.
La maggioranza degli elettori di Trump, sia MAGA sia non MAGA, è favorevole agli attacchi in Iran.
Tra i repubblicani MAGA, l’81 per cento esprime sostegno, mentre il 7 per cento è contrario. Tra i repubblicani non MAGA, il 61 per cento è favorevole e il 19 per cento contrario.
La preoccupazione per il programma nucleare iraniano è il principale motivo che spinge molti americani a sostenere gli attacchi. Tra il 44 per cento degli americani che appoggiano gli attacchi, quasi la metà, ovvero il 46 per cento, sostiene l’azione proprio perché ritiene che l’Iran stia sviluppando armi nucleari.
La maggioranza degli elettori di Trump, indipendentemente dall’appartenenza al movimento MAGA, sostiene gli attacchi soprattutto per il timore del programma nucleare iraniano: il 54 per cento dei sostenitori MAGA e il 56 per cento dei sostenitori non MAGA.
Oltre alle motivazioni legate all’Iran, un fattore chiave del sostegno è la fiducia personale in Trump e nelle sue scelte. Il 53 per cento dei sostenitori MAGA afferma di sostenere gli attacchi perché si fida di Trump e crede che prenderà le decisioni giuste.