22 Mar, 2026 - 14:00

Perché Salvini in "camicia verde" è stato contestato ai funerali di Bossi a Pontida?

Perché Salvini in "camicia verde" è stato contestato ai funerali di Bossi a Pontida?

La questione del Nord, divide la Lega di Salvini. Questa mattina, il segretario federale è stato duramente contestato al suo arrivo in 'camicia verde' al suo arrivo all’abbazia di San Giacomo a Pontida, dove erano in programma le esequie del fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi. 

Lo zoccolo duro del partito, che non ha mai accettato la svolta nazionale impressa dal segretario Salvini, ha dato voce al proprio malcontento.

Un indizio del clima che si sarebbe respirato era arrivato già in mattinata quando, alcune ore prima dell’inizio della cerimonia funebre, davanti all’abbazia si erano già riunite centinaia di militanti che, dietro le transenne, avevano iniziato a intonare gli slogan degli esordi: “Roma ladrona, il Nord non perdona” e “Padania libera”, sventolando le bandiere della Lega Lombarda con Alberto da Giussano.

A lato della chiesa, la sezione di Pontida ha appeso uno striscione con la scritta: “Grazie Capo, la tua storia vivrà sempre con noi”.

L’arrivo del vicepremier, in camicia verde e foulard come la maggioranza dei presenti, ha dato il via alle contestazioni al grido di: “Molla la camicia verde”.

Salvini nel mirino dei militanti: cori e accuse al segretario

Secondo quanto riferito dalle agenzie, l’attuale segretario federale è stato contestato da alcuni militanti del Partito Popolare del Nord con lo slogan “Molla la camicia verde”. Tra la folla qualcuno ha urlato anche “vergogna”.

Arrivato in chiesa con la compagna Francesca Verdini, Salvini ha indossato la tradizionale camicia verde abbinata a un completo nero, con una spilla dorata di Alberto da Giussano appuntata al rever della giacca, una cravatta nera e un fazzoletto verde nel taschino.

Durissime le parole dell'ex ministro Roberto Castelli, fondatore del Partito Popolare del Nord a margine dei funerali.

"La Lega di Salvini non è la Lega". L'eredità di Bossi "è stata tradita da quel partito lì, è mantenuta in vita dalle persone che sono qui oggi e spero anche un po' da me".

"Con l'arrivo di Salvini, in via Bellerio era proibito il verde, lo posso testimoniare senza tema di smentita. Quella roba lì non è la Lega, è un altro partito" ha aggiunto. 

Umberto Bossi "ha cambiato il modo di pensare dei padani, ha risvegliato una coscienza di popolo. È una giornata da un lato molto triste, ma dall'altra ci dà un po' di serenità e speranza".

Difese e tensioni interne: il nodo irrisolto della questione Nord

Tra i primi ad arrivare a Pontida per i funerali di Bossi, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, e il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo che ha sottolineato la necessità per la Lega di andare avanti sulla strada del partito nazionale dove però "la questione del Nord deve essere ripresa con più forza, con più vigore". 

La questione settentrionale "è ancora aperta" perché c'è una rivoluzione da concludere ed è quello che noi continueremo a portare avanti. Io sono rappresentante della Lega lombarda e su di me grava la grande responsabilità di portare avanti questa battaglia".

In difesa del segretario federale anche il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari.

"La battaglia sarebbe cambiata per forza di cose, ma Matteo Salvini ha portato avanti questo messaggio tenendo alta la bandiera del federalismo e dell'autonomia. Se oggi le regioni del Nord possono discutere con lo Stato centrale degli statuti nuovi e delle nuove devoluzioni di competenze è grazie a una riforma fatta in questa legislatura". 

Pontida spaccata: applausi per Meloni e Zaia, fischi per altri leader

Contestata al suo arrivo anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè e il senatore a vita, Mario Monti. Gli unici ad essere stati accolti da un applauso sono stati l'ex presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. 

Prima di salire la scalinata che conduce alla chiesa, l’ex governatore veneto ha salutato con un abbraccio il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, mentre la folla urlava il suo nome.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vicepremier Antonio Tajani sono stati accolti dagli applausi della folla, tra i cori “Giorgia, Giorgia”, “secessione, secessione” e “Padania libera”.

 

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