E, alla fine, arrivò il giorno del giudizio. Oggi, domenica 22 marzo, le urne sono aperte dalle 7 alle 23 e domani lo saranno dalle 7 alle 15 per il referendum sulla riforma della giustizia, senza dubbio l'appuntamento politico più importante dell'anno.
Al voto, sono chiamati circa 50 milioni di italiani. Ma, essendo una consultazione per confermare o meno una riforma costituzionale, non ha quorum, sarà valida con ogni livello di partecipazione.
Dei 50 milioni di aventi diritto, 5 sono fuorisede per motivi di studio o lavoro.
In caso di affermazione del Sì, non sarà certo la prima volta che la nostra Costituzione sarà cambiata.
Ma quante volte, finora, è stata cambiata la Costituzione? Ben 22 volte. Anche se in realtà sono state varate 46 leggi costituzionali, tra cui 20 di riforma della Costituzione. Le altre 26 leggi costituzionali non hanno modificato il testo della Carta, ma sono servite, tra le altre cose, per approvare o modificare gli statuti delle regioni a statuto speciale.
E comunque: una legge fondamentale entrata in vigore il primo gennaio del 1948 ha bisogno di rinnovarsi se vuole mantenere fede ai suoi valori ispiratori. Le istituzioni devono evolversi come fa la società, non sono certo dei monoliti, non vivono di vita propria.
Così, proprio al fine di rispondere alle esigenze che negli anni la società italiana ha evidenziato, i nostri Padri costituenti previdero che la Carta potesse essere cambiata.
Tutto può evolversi, tranne una cosa considerata irreversibile, come detta l'articolo 139 (e ultimo) della stessa Costituzione:
Questo principio stabilisce l'irreversibilità della Repubblica, garantendo che l'assetto democratico e repubblicano scelto nel 1946 non possa essere modificato nemmeno tramite le procedure parlamentari di revisione costituzionale.
Anche se la riforma della giustizia, nel tempo, è stata auspicata sia dalla destra che dalla sinistra, in questo caso, a votarla in parlamento non sono stati tutti i partiti, ma solo quelli di centrodestra, più Azione, mentre Italia Viva si è astenuta. Pd, Movimento Cinque Stelle e Avs hanno votato (salvo poche eccezioni) contro.
Ma tant'è: per questo si è ricorso allo strumento del referendum, perché nelle aule parlamentari la riforma non è passata con i due terzi dei voti, ma solo con una semplice maggioranza. Ad esprimersi, quindi, deve essere il popolo sovrano.
In questo caso, l'articolo di riferimento della Costituzione è il 138:
L'ultima volta che la Costituzione è stata riformata con un referendum è stata nel 2020, quando si decise di portare il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.
Andò a votare il 51% degli aventi diritto e il Sì si impose con il 69,9%