21 Mar, 2026 - 10:00

Referendum sulla Giustizia: se vince il Sì, a dimettersi dovrà essere Elly Schlein?

Referendum sulla Giustizia: se vince il Sì, a dimettersi dovrà essere Elly Schlein?

Visto che Giorgia Meloni ha chiarito che questo di domani e dopodomani non è un referendum su di lei e che non si dimetterà nel caso in cui vinca il No, è possibile che la situazione sia diametralmente inversa? Vale a dire che, in caso di vittoria del Sì, dovrà essere Elly Schlein a dimettersi dalla guida del Pd?

Il referendum sulla riforma della Giustizia ha visto la Nazarena in prima linea nella campagna per il No, ed è stata lei a caricare la consultazione popolare di un significato tutto politico.

E quindi: se Giorgia Meloni ha dato in ogni caso appuntamento all'anno prossimo per giudicare il suo governo (nel 2027, del resto, ci saranno le elezioni politiche) e continuerà a fare il suo lavoro, per Elly Schlein si potrà dire lo stesso in caso di sconfitta?

Del resto, questo sulla Giustizia sarebbe il secondo referendum perso in due anni sui tre temi caratterizzanti la tradizionale proposta politica del centrosinistra: lavoro, diritti civili (a giugno del 2025 si andò a votare per il Jobs Act e la cittadinanza) e, appunto, giustizia.

Insomma: la Caporetto è dietro l'angolo proprio per chi la sognava per l'avversario?

Qual è la posta in palio per Elly Schlein al referendum sulla Giustizia

Diciamoci la verità: per Elly Schlein, il referendum rappresenta una battaglia cruciale per la credibilità sua, del Pd e del centrosinistra contro il governo Meloni. 

La leader dem si gioca buona fetta del suo futuro politico in quest'occasione.

Ha chiuso la campagna il 17 marzo in piazza del Popolo a Roma accanto a Conte, Landini, Fratoianni e Bonelli, ribadendo che il No difende l'indipendenza dei giudici da un "controllo governativo" e non accelera i processi né fa assumere precari. Tutti argomenti che esulano il merito della riforma.

Anzi, ha scandito che il No è "antifascista". 

E quindi: la segretaria dem l'ha buttata tutta in politica, avendo difficoltà evidentemente a criticare nel merito la riforma che finalmente vuole separare le carriere e introdurre il sorteggio al Csm per scardinare il sistema lottizzatore delle correnti politicizzate dei magistrati, sogna e fa sognare ai suoi, la classica spallata al governo. Oppure quello che una volta si diceva "l'avviso di sfratto" da palazzo Chigi.

Per questo, se il responso delle urne, per lei, dovesse risultare negativo, sarebbe inevitabile che pagherebbe un forte dazio politico. 

Del resto, la sinistra e, in modo particolare, il suo Pd, sono arrivati spaccati a quest'appuntamento referendario e l'esasperazione dei toni non ha certo giovato a trovare un equilibrio con la parte riformista di quel mondo, che non si sente affatto rappresentato dalla Schlein.

Solo la vittoria del No rafforzerebbe, quindi, la leadership dell'attuale segretaria. Del resto, l'immagine di un'opposizione unita, sarebbe il miglior viatico per preparare il terreno per le politiche 2027 quando ci sarà da sfidare Giorgia Meloni faccia a faccia.

Se vince il Sì Elly Schlein dovrà dimettersi dalla guida del Pd?

Sta di fatto che Elly Schlein, finora, ha escluso sue dimissioni in caso di vittoria del Sì.

Lo scorso 12 marzo a Sky Tg24 ha affermato: 

virgolette
Se vincesse il Sì, andrei avanti con il mio mandato per costruire un'alternativa che possa battere Giorgia Meloni alle prossime elezioni

Già a fine febbraio aveva ribadito che "la sfida alla destra si giocherà alle urne del 2027", senza legare la sua leadership al referendum.

Tuttavia, è impossibile non notare che una sconfitta potrebbe frammentare ancor di più la sinistra e darebbe fiato a chi contesta la sua leadership, dopo tre anni di dominio incontrastato nelle stanze del Nazareno. 

Oggi, quesi per non pensarci, Schlein è attesa a Torino per partecipare alla tradizionale manifestazione del 21 marzo dell'associazione di don Ciotti "Libera" in ricordo delle vittime innocenti della mafia. Ma sotto alla kefiah, c'è da giurare che incrocerà le dita pensando al suo prossimo futuro. 

 

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