20 Mar, 2026 - 14:30

Italia a rischio black out? "Fuoco" sugli impianti di gas nel Golfo Persico. Crosetto: "Errore drammatico" 

Italia a rischio black out? "Fuoco" sugli impianti di gas nel Golfo Persico. Crosetto: "Errore drammatico" 

L’escalation militare tra Iran e Israele sta mettendo sotto pressione le infrastrutture energetiche globali, con effetti potenzialmente devastanti per l’Italia. I bombardamenti sui siti petroliferi e sugli impianti di gas naturale liquefatto (GNL) nel Golfo Persico stanno compromettendo la stabilità delle forniture.

Dopo gli ultimi attacchi all'impianto di Ras Laffan in Qatar, il più grande deposito al mondo di gas liquido. Il governo qatarino ha segnalato danni strutturali ingenti, con tempi di ripristino stimati tra i 3 e i 5 anni, e ha avvertito della possibilità di interruzioni nelle forniture verso l’estero, Italia inclusa.

L’Europa si trova così di fronte a una nuova crisi energetica strutturale, la seconda in quattro anni. Tra i Paesi più vulnerabili c’è proprio l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di energia.

Secondo il think tank Eurasia Group, l’impatto economico potrebbe essere pesante: fino a un punto percentuale di PIL in meno nel 2026, con il rischio concreto di una recessione.

Guerra Iran-Israele: escalation sugli impianti energetici e rischio crisi globale

Negli ultimi giorni il conflitto ha registrato un salto di qualità, con attacchi diretti alle infrastrutture energetiche. Israele ha colpito il giacimento iraniano di South Pars, mentre l’Iran ha risposto attaccando Ras Laffan in Qatar.

A seguito di quest'ultimo episodio, il governo qatarino ha paventato l'ipotesi di interruzione delle forniture di gnl con i paesi esteri, tra cui figura anche l'Italia. I danni subiti dall'impianto sono ingenti e richiederebbero diversi anni per essere riparati.

Coinvolte anche raffinerie strategiche in Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Le esplosioni hanno interrotto circa il 17% della capacità globale di GNL, spingendo il prezzo del Brent oltre i 114 dollari al barile.

Le tensioni internazionali crescono: gli Stati Uniti minacciano ritorsioni, mentre diversi Paesi arabi parlano apertamente di “escalation pericolosa” per la stabilità energetica mondiale.

Cosa rischia davvero l’Italia: bollette, blackout e recessione

L’Italia è tra i Paesi europei più esposti. Se il Qatar decidesse di chiudere i 'rubinetti' del gas naturale liquido, per l'Italia sarebbe un grave problema, poiché il nostro Paese è altamente dipendente dalle  dalle importazioni di GNL dal Qatar come lo è dal petrolio che transita per lo Stretto di Hormuz.

La prolungata interruzione delle forniture ci esporrebbe al rischio di blackout energetici, rincari sulle bollette e recessione economica.

L'Italia importa il 25% del suo fabbisogno di GNL dal Qatar: infrastrutture strategiche come i rigassificatori di Rovigo, Piombino e Ravenna dipendono in larga misura da queste importazioni.

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“Oggi non siamo veramente in condizione di capire perché non abbiamo altre informazioni ufficiali. Anche noi leggiamo quello che succede. Il fornitore del Qatar si è sempre dimostrato super affidabile nelle forniture. Abbiamo un contratto che è iniziato nel 2009 e abbiamo un ottimo rapporto.

Ha spiegato oggi l'ad di Edison, Nicola Monti, a margine dell'evento per i 70 anni del Cesi, a Milano.

Il blocco di Hormuz, inoltre, paralizza il 90% delle importazioni petrolifere italiane.
L’impatto si estenderebbe anche all’inflazione, con rincari significativi nei settori alimentare, dei trasporti e farmaceutico. Uno shock di questo tipo potrebbe superare per intensità quello del 2022, aggravato dalla riduzione della capacità globale di GNL. 

La preoccupazione del Governo, Crosetto: "Errore drammatico" 

Gli ultimi sviluppi della crisi nel Golfo Persico preoccupano il governo. Il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, replicando a chi gli chiedeva se l’Italia stesse dialogando con Algeria, Azerbaigian e Usa per le forniture dal Qatar, ha detto: 

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“Stiamo parlando con tutti, direttamente, tramite le nostre imprese e tramite Eni”. 

Il governo italiano condanna il coinvolgimento degli impianti energetici nel conflitto. Il ministro Crosetto parla di 'errore drammatico'.

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''Il fatto di aver coinvolto gli impianti di produzione energetica da tutte e due le parti è stato un errore drammatico. Sono danni che durano una vita. La produzione di gas liquido in Qatar per noi è molto importante, molto più del petrolio che arriva da quelle zone. L'impianto che è stato colpito, ha detto ieri l'autorità qatarina, ci vorranno 3-5 anni per rimetterlo in piedi. Quindi tu fai un danno all'economia del mondo, ad altri paesi che sono al di fuori della guerra per i prossimi 3-5 anni''. 

 

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