Nel pieno del dibattito sul referendum sulla giustizia, Giorgia Meloni sceglie un palcoscenico inedito per rilanciare la sua linea: il “Pulp Podcast”.
Ai microfoni del programma di Fedez e Marra (la puntata da oggi è disponibile su Youtube) ribadisce ancora una volta che il voto di domenica e lunedì 22 e 23 marzo non sarà un voto contro il governo e che il risultato finale in nessun modo influirà sulla tenuta e la stabilità dell'esecutivo.
Il punto centrale è chiaro e viene ribadito più di una volta: il referendum non è un giudizio sul governo, ma una scelta sul funzionamento della giustizia italiana.
Non rinuncia poi a lanciare qualche frecciata nel campo avversario accusato di cercare di spostare il terreno dello scontro: non più il merito delle norme, ma un voto politico sull’esecutivo.
Una strategia che Meloni definisce esplicitamente una “trappola”, anche per chi non la sostiene.
Ecco, allora, nel dettaglio cosa ha detto Meloni nell'ultima puntata di Pulp Podcast.
La presidente del Consiglio inizia ricordando di aver "cominciato a fare politica dopo la morte di Borsellino" e si è che le avrebbe fatto piacere "avere un dialogo serio nell'interesse della nazione", ma evidenzia "per i dialoghi bisogna essere in due".
Il cuore dell'intervento, tuttavia, riguarda il significato politico del voto referendario. La premier chiarisce che non si tratta di un voto contro il governo, ma di un voto per migliorare il sistema giustizia e il Paese.
Spiega Meloni che poi aggiunge:
conclude.
La presidente del Consiglio li invita a separare il giudizio politico dalla valutazione della riforma.
Il messaggio è diretto: anche chi “detesta” il governo dovrebbe votare sì, se ritiene la riforma utile. E poi, eventualmente, utilizzare le elezioni politiche per esprimere la propria opposizione. Una posizione che punta a disinnescare la polarizzazione e a riportare il voto su un piano tecnico.
Dice Giorgia Meloni, che poi aggiunge:
Il nodo centrale resta questo: il referendum sarà percepito come una scelta tecnica o come uno scontro politico? Meloni insiste sul fatto che il quesito riguarda esclusivamente la giustizia e il suo funzionamento.
Secondo la premier, ridurre tutto a un “pro o contro il governo” significa evitare il confronto sui contenuti. E questo, a suo avviso, è il segnale di una difficoltà nel criticare la riforma nel merito. Da qui l’accusa al fronte del no di puntare su slogan più che su argomentazioni.
Poi l'attacco entra nel merito della Riforma. Meloni denuncia l'impossibilità a riformare la giustizia.
Spiega la premier che, poi, conclude: