Cosa non si fa per portare acqua al proprio mulino nelle ultime ore di una campagna referendaria infuocata come è stata questa per la riforma della Giustizia!
Vedere per credere il caso del grande vecchio del Pd romano Goffredo Bettini.
Ha iniziato la campagna confermando la sua posizione storica a favore della separazione delle carriere. Ha proseguito confermando di votare a favore della riforma Nordio. Poi, a un certo punto, ha fatto marcia indietro. Legittimo, per carità. Dicendosi convinto che la posta politica era superiore a quella tecnica della riforma, si è schierato per No.
Ma ora, preso di mira dal ministro Nordio, dice che è stato sempre coerente: ha sempre pensato che la riforma non s'aveva da fare.
Peccato per lui che Ermes Antonucci ha messo in fila tutte le volte in cui ha rilasciato dichiarazioni ufficiali con le quali promuoveva la riforma della magistratura.
Referendum sulla Giustizia, le giravolte di Goffredo Bettini
E insomma: qualcuno fermi Goffredo Bettini che, quando parla, sembra sempre il vecchio saggio che ne sa più di tutti. Ma sulla riforma della Giustizia ne ha dette di ogni. Prima a favore, poi no (ma solo per andare contro il governo di centrodestra che l'ha proposta), ora no anche per il merito.
Come dire, giravolte continue.
Tant'è che in un'intervista all'Adnkronos, il ministro Carlo Nordio ha dichiarato:
Coloro che dicono la riforma è giusta, ma io voto No per principio non solo sono tanti, ma ce n'è uno in particolare che io non ho il piacere di conoscere, ma che si è esposto molto ed è Bettini, uno dei fondatori del Partito Democratico e, secondo me, il nostro migliore sponsor; moltissimi a sinistra dicono che voteranno Sì - Barbera, Ceccanti, e se ne aggiungono sempre di più - ma io chiamo sponsor non chi vota Sì, ma chi vota No: Bettini ha detto che questa riforma gli piace ma voterà No per dare una spallata al governo Meloni...
Al che Bettini, indispettito, ha risposto così:
Il ministro Nordio mi chiama in causa in modo confuso e provocatorio, in linea con il comportamento generale del suo governo circa il referendum sulla giustizia. E malamente irrispettoso e banalmente strumentale, a fronte di un mio comportamento sul tema ragionevole, misurato e democratico. Non ho mai pronunciato le frasi che Nordio mi attribuisce: A Bettini piace la riforma ma vota no contro la Meloni. Ho svolto un ragionamento civile e consapevole in linea con le mie posizioni nel merito e politiche. Sono stato sempre un garantista estremista. Mio padre avvocato penalista repubblicano mi ha cresciuto così
Ma non è tutto. Bettini, questa volta, è andato anche nel merito per giustificare il suo No:
Nel merito, la separazione delle carriere, nel testo presentato dal governo, si accompagna ad una serie di organismi e meccanismi non condivisibili. Sempre nel merito, essa non affronta nulla dei problemi che a me stanno più a cuore: le carcerazioni facili, la lunghezza dei processi, la condizione medioevali dei carceri. In verità è un tassello di una politica generale del governo a cui appartiene Nordio, autoritaria, repressiva e sprezzante dei più deboli. Hanno deciso nuovi profili di reato, hanno dato mano libera a chi picchia gli studenti pacifici, odiano i migranti, per alcuni invocano la cella buttandone le chiavi, sono servili nei confronti della prepotenza sconclusionata di Trump, tendono ad indebolire il ruolo della Presidenza della Repubblica costruendo una piramide di comando che permette tutto a chi vince le elezioni, propongono una legge elettorale con un premio di maggioranza spropositato
Il fact checking di Antonucci
Nemmeno il tempo di far lanciare questo comunicato con le sue parole che, però, sui social è scattato il fact checking sulla posizione che ha tenuto Bettini sulla riforma della giustizia.
Davvero è stato sempre così contrario? Per il responsabile della giudiziaria del Foglio Ermes Antonucci no. E lo dimostra mettendo le dichiarazioni del dirigente del Pd una dietro l'altra:
Bettini, 18 giugno 2025 sul Foglio: Ritengo che la separazione delle carriere nella magistratura possa rappresentare un passo importante, persino doveroso, nella direzione di una maggiore terzietà del giudiceBettini, 26 settembre 2025 al congresso delle Camere penali: Se la separazione delle carriere è un segnale verso la terzietà del giudizio per me ben vengaBettini, 19 gennaio 2026 a Radio24: Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni. Non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra, alle forze democratiche e al Pd, partito che ho contributo a fondare e dentro il quale milito con convinzione. E il mio voto a ciò sarà conseguente
L'ultima dichiarazione che Antonucci riporta è quella di Nordio, il ministro che chiude il caso Bettini così:
Capisco che il povero Bettini sia stato costretto all’autocritica, nella migliore tradizione dei processi stalinisti, da Koniev a Kamenev a Bucharin. Ma non siamo più nell’URSS, dove i libri erano stampati a fogli mobili, che si sostituivano per modificare il passato. Le sue parole sulla riforma rimangono e la sua retromarcia mi suscita una tenera pietà