19 Mar, 2026 - 14:33

Delmastro, scoppia il caso che mette in difficoltà il Governo a pochi giorni dal referendum

Delmastro, scoppia il caso che mette in difficoltà il Governo a pochi giorni dal referendum

A pochi giorni dal referendum sulla giustizia, il caso della partecipazione del sottosegretario Delmastro a una società gestita dalla figlia di Mauro Caroccia - uomo vicino al clan mafioso dei Senese oggi in carcere -  travolge il Governo.

La notizia, rivelata ieri dal Fatto Quotidiano, era già nota alla presidente del Consiglio e agli esponenti di Fratelli d’Italia almeno da un mese. La vicenda, pur non essendo all’attenzione della Procura, apre l’ennesimo fronte politico su Delmastro, già condannato in primo grado per aver rivelato informazioni coperte da segreto d’ufficio riguardanti l’anarchico Alfredo Cospito, detenuto al 41-bis.

Caso Delmastro: la società e i legami con clan Senese

Per oltre un anno, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove ha detenuto una quota nella società “Cinque Forchette”, costituita a Biella ma operante di fatto a Roma, dove era proprietaria del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, sito in via Tuscolana 452.

Tra i sei soci della società, la quota più significativa (50%) era stata sottoscritta da Miriam Caroccia, studentessa romana diciottenne, figlia di Mauro Caroccia, oggi in carcere per una condanna definitiva per reati di mafia. Caroccia, infatti, è da sempre vicino al clan dei Senese, molto radicato a Roma e storicamente legato ad ambienti della criminalità organizzata campana.

La vicenda imbarazza FdI non solo per la quota di Delmastro, ma anche perché anche tre degli altri quattro soci appartengono al gruppo dirigente di Fratelli d’Italia in Piemonte: Cristiano Franceschini, assessore e segretario provinciale FdI a Biella; Davide Eugenio Zappalà, consigliere regionale in Piemonte; Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte; Donatella Pelle, impiegata.

La quota di Delmastro nella società “Cinque Forchette”

Nell’anno in cui Delmastro è risultato socio della società “Cinque Forchette”, Caroccia non aveva ancora ricevuto la condanna definitiva, essendo stato assolto in Corte d’Appello. Una volta sopraggiunta la condanna in Cassazione, Delmastro avrebbe immediatamente ceduto le sue quote: questa, almeno, è la ricostruzione fornita dal sottosegretario.

I dubbi, però, restano. Come è possibile che quattro politici di esperienza si siano seduti davanti a un notaio a Biella insieme a una ragazza di 18 anni, con un cognome così pesante, per costituire la società che poi avrebbe operato a Roma? È davvero plausibile pensare che il sottosegretario alla Giustizia non conoscesse la famiglia della giovane? La risposta sembra evidente e, per questo, altamente problematica.

L’attacco del M5S

L’uscita della notizia, a quanto pare già nota nel circolo di Fratelli d’Italia, sta causando non poco imbarazzo al Governo. Le opposizioni, infatti, hanno alzato i toni, chiedendo immediatamente le dimissioni di Delmastro e chiarimenti da parte della presidente del Consiglio e del ministro della Giustizia Nordio, presso il cui ministero Delmastro ricopre il ruolo di sottosegretario.

Il tema è entrato subito nel dibattito sul prossimo referendum sulla giustizia, come evidenziato dal senatore del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli a Tag24: “Giorgia Meloni, invece di chiedere le dimissioni del suo sottosegretario, continua a parlare della riforma della magistratura, semplicemente per tenere lontane le inchieste dai suoi amici politici: ecco perché dobbiamo votare no”.

Italia viva parla di incapacità

Più cauta la posizione di Italia Viva, espressa dalla capogruppo Raffaella Paita: “Noi siamo sempre garantisti, anche nei confronti di Delmastro. Questo non significa considerarlo una persona capace”.


Una posizione a cui ha fatto eco il collega di partito, il senatore Ivan Scalfarotto, che ha ribadito: “Noi siamo garantisti anche con Delmastro, perché non siamo giustizialisti come lui. Dunque, fino a sentenza di condanna, lo consideriamo innocente. Un incapace, ma innocente”.

Il riferimento dei due senatori non riguarda solo questo caso, ma anche gli episodi in cui Delmastro è rimasto coinvolto nel corso di questa legislatura: prima il caso Cospito e poi quello degli spari a Capodanno.

Pd chiede indagine della Commissione antimafia

Dal Partito Democratico è arrivata la richiesta alla Commissione Antimafia di indagare sulla vicenda.

“Il sottosegretario Delmastro Delle Vedove e i suoi soci sapevano con chi avevano a che fare? Era opportuno che Delmastro, già condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, intrattenesse certe frequentazioni, considerato il ruolo che ricopre? Si può ritenere che il sottosegretario svolga con la necessaria imparzialità le proprie funzioni al Ministero della Giustizia?” ha chiesto la deputata dem Debora Serracchiani.

virgolette
“Vogliamo che a queste domande risponda prima di tutto la premier, se trova un po’ di tempo fra una comparsata in tv e un post sui social. Pensiamo che queste risposte siano necessarie prima del voto di domenica: la premier ha più volte affermato di volere una magistratura più collaborativa. Ovvero, una magistratura che non indaghi sulle eventuali responsabilità dei suoi collaboratori più stretti?”

 

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