Il sogno europeo del Como è sempre più concreto, ma porta con sé diverse domande. La principale riguarda lo stadio Giuseppe Sinigaglia, che al momento non è idoneo per ospitare le partite di Champions League.
Se la squadra dovesse centrare la storica qualificazione, dunque, il club sarebbe costretto a intervenire rapidamente o a trovare una soluzione alternativa. D'altronde il quarto posto è alla portata di Nico Paz e compagni, che faranno di tutto per blindarlo.
Ad oggi, il Sinigaglia non rispetta i parametri richiesti dalla UEFA per le competizioni europee. Il problema non è la capienza, ma una serie di requisiti strutturali e logistici che l’impianto non soddisfa: aree dedicate ai media, spazi per il pubblico, parcheggi e i servizi. A queste si aggiungono altri ostacoli fuori dal campo.
Il club deve fare i conti con i vincoli del fair play finanziario e con le regole sulle liste UEFA. Servono giocatori cresciuti nel vivaio o formati nel campionato italiano, ma attualmente il Como ne ha solo due disponibili, con il rischio di una lista ridotta.
La priorità della società è adeguare lo stadio entro l’estate. Il nodo principale riguarda la curva, che non può essere mantenuta con le attuali strutture temporanee. Servono lavori profondi anche per migliorare illuminazione, spazi tecnici e aree di sicurezza.
Se non ci saranno i tempi tecnici per completare tutto, il Como dovrà trovare una nuova casa per le eventuali notti di Champions. In passato si era pensato a Udine come possibile sede, ma ora si stanno valutando soluzioni più vicine come Reggio Emilia. Nonostante tutto, il sogno resta quello di disputare le notti europee sul lago.
Nel frattempo la squadra di Fabregas continua a stupire in campionato. Se la stagione finisse oggi, infatti, il Como sarebbe qualificato per la Champions League. Un risultato impensabile a inizio anno, costruito con continuità e grandi prestazioni. L’entusiasmo in città è alle stelle, soprattutto dopo l'ultima vittoria contro la Roma e il sogno appare sempre più vicino.